Riporto su questa pagina un’intervista con Corrado Greco, il pianista del Trio des Alpes, a proposito di BEETHOVEN SI DIVERTE, il nostro concerto-spettacolo che ha debuttato a Chiasso. E’ stata pubblicata su Lombardia Oggi (inserto settimanale del quotidiano La Prealpina di Varese). Grazie all’autore dell’articolo, Mario Chiodetti, per avermela tempestivamente fatta pervenire.

Qui sotto potete ascoltare inoltre un’intervista radiofonica con Claude Hauri e Corrado Greco (a un certo punto arrivo anch’io, al telefono), sempre a proposito di BEETHOVEN SI DIVERTE. E’ andata in onda sulle frequenze della Radio Svizzera in lingua Italiana, all’interno del programma Ridotto dell’Opera condotto da Giorgio Appolonia. E che Beethoven gioisca!


Anche Beethoven si diverte con il Trio des Alpes

Trio des AlpesViolino, violoncello e pianoforte, ovvero l’equilibrio in musica, la bellezza del repertorio e la profondità della lettura, il virtuosismo e l’originalità delle scelte esecutive. Tutto ciò è il Trio Des Alpes, composto dal violoncellista svizzero Claude Hauri, dalla violinista ceca Hana Kotkovà e dal pianista catanese, ma varesino da una vita, Corrado Greco [da sinistra nella foto]. L’ensemble, fondato nel 2010, ha compiuto tournée in Europa e negli Stati Uniti, grazie alla bravura dei singoli musicisti e alla preziosità del repertorio, composto spesso da brani di autori meno noti o poco eseguiti.

Il Trio Des Alpes, assieme al soprano Lorna Windsor, ha recentemente pubblicato un cd dedicato a tre straordinarie compositrici, l’inglese Rebecca Clarke, la francese Lili Boulanger e l’americana Amy Beach, recensito con cinque stelle dalla prestigiosa rivista “Musica”. Domenica 5 febbraio alle 17, al teatro di Chiasso, un altro omaggio al mondo femminile, lo spettacolo “Beethoven si diverte”, con il titano di Bonn raccontato dalla cognata Johanna Reiss impersonata da Pamela Villoresi (il testo è di Rita Charbonnier) e l’esecuzione dei rari Volkslieder da parte del Trio des Alpes con il soprano Martina Jankovà e il tenore Marcello Nardis.

L’attenzione al mondo femminile è una delle vostre caratteristiche. Come mai? Lo chiediamo a Corrado Greco, tra l’altro direttore artistico della stagione concertistica dell’università dell’Insubria.

Per noi è la cosa più naturale del mondo. Non basta dire che la donna è l’altra metà del cielo: è un altro modo di delimitarne la creatività, che invece è prerogativa del genere umano tutto. Non smettiamo di meravigliarci di quanta Bellezza inesplorata riservi ancora l’indagine sui repertori musicali. I recenti riconoscimenti che la stampa specializzata ha attribuito al nostro disco, e l’entusiasmo del pubblico che ascolta queste opere spesso per la prima volta ci gratificano e ci rendono orgogliosi di questa scelta.

È la prima volta che il trio lavora con una voce recitante in una pièce teatrale?

Sì. È un’esperienza importante e fortemente voluta. Abbiamo già lavorato in teatro, recentemente con Dacia Maraini per esempio, ma è la prima volta che commissioniamo un testo teatrale su una nostra idea. Crediamo che il lavoro del musicista, oggi più che in passato, debba continuamente rinnovarsi e non diventare autoreferenziale. Il mondo del teatro a sua volta potrà trovare un arricchimento da questo interscambio.

Che aspettative avete per questo lavoro? Come mai la scelta di Pamela Villoresi?

Crediamo che sia la scelta ideale per il testo di Rita Charbonnier. Basandosi su una figura realmente esistita e che ha avuto un peso rilevante nella vita di Beethoven, si mettono in luce aspetti poco noti e per certi versi inattesi del genio. Per la parte musicale, alla pari del racconto, ci siamo rivolti a un lascito beethoveniano ancora inspiegabilmente poco sfruttato, ovvero la imponente raccolta dei Volkslieder per trio con pianoforte e voce.

Quale spirito anima il vostro trio?

In una formazione da camera più che il carattere individuale conta la fusione strumentale e soprattutto la visione comune. Nel nostro lavoro di costruzione del repertorio la formazione e le prerogative di ciascuno sono importanti, ma sempre con l’intenzione di arrivare a un messaggio musicale chiaro e condiviso.

Come scegliete il repertorio e qual è il vostro metodo di lavoro per studiare una nuova opera da eseguire?

Siamo curiosi. Fin dall’inizio del nostro sodalizio abbiamo avuto ben chiaro il fatto che non ci saremmo limitati al grande repertorio, ma avremmo dedicato energia e passione alla ricerca. Un’apertura mentale che ci ha permesso in pochi anni di compiere esperienze importanti. Vorrei però ricordare anche altri nostri progetti, per esempio il nostro impegno per l’esecuzione dei Tripli concerti con orchestra. Abbiamo suonato con l’Orchestra da camera di Mantova il Concertino di Martinu e in passato i Tripli di Beethoven, Schnyder, Ghedini. Come pure il progetto dedicato alle musiche di ispirazione popolare. E l’attenzione per i giovani, con le masterclass nelle Università degli Stati Uniti.

Mario Chiodetti

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