"Il vendicatore oscuro" di Annalisa StancanelliGiornalista, scrittrice e dirigente scolastica, autrice di saggi e di romanzi, Annalisa Stancanelli è laureata sia in Lettere e Filosofia che in Storia Contemporanea; vive a Siracusa e collabora con la redazione “Cultura e Spettacoli” del quotidiano La Sicilia. Ha scritto numerosi articoli per riviste e siti web, Non solo Mozart compreso; si è occupata in particolare di Elio Vittorini, di Archimede di Siracusa, di Caravaggio e del suo viaggio a Siracusa. Nel 2006 ha vinto la Borsa di studio del Centro Internazionale di Studi sul Barocco per i suoi studi su Caravaggio; e al grande pittore è dedicato il suo nuovo romanzo Il vendicatore oscuro, che inaugura la collana ElectaStorie Noir di Mondadori Electa.

L’autrice vi racconta i mesi della clandestinità dell’artista a Siracusa, dove egli si nasconde — protetto da Don Vincenzo Mirabella e aiutato dai monaci — per sfuggire all’ira dei Cavalieri di Malta che lo vogliono morto. In un susseguirsi di colpi di scena, Caravaggio riesce a sfuggire a un misterioso personaggio che lo perseguita, non potendo tuttavia impedire che altri muoiano al suo posto…

Annalisa, perché hai deciso di scrivere un romanzo su Caravaggio?

Nel 2005 iniziai a compiere ricerche sulla presenza di Michelangelo Merisi, più noto come Caravaggio, a Siracusa. Il dipinto che lasciò nella Chiesa di Santa Lucia alla Borgata da sempre mi emoziona e m’incuriosisce. In particolare nel quadro, oggi esposto in Ortigia alla Chiesa di Santa Lucia alla Badia, mi colpiva la Santa; iniziai a chiedermi a chi si fosse ispirato il pittore. Al volto di una delle sue modelle o a una donna siracusana vera? Nella mia fantasia di scrittrice era emerso un viso pulito e dolce, diverso dai volti delle donne che il pittore aveva raffigurato nei suoi quadri.

Inoltre, sulla presenza di questo grandissimo artista a Siracusa vi era solo un ricordo storico contemporaneo: quello di Vincenzo Mirabella che, in una sua opera del 1613, narrò di aver accompagnato il Caravaggio nella celebre zona del Teatro Greco. Anche se il pittore era un fuggiasco (proveniva infatti da Malta) mi chiedevo perché sul suo soggiorno siracusano, durato circa due mesi, vi fosse una sola testimonianza. In aggiunta permane il mistero del contratto per il dipinto che realizzò, che non è mai stato trovato, lasciando agli appassionati del pittore (e sono tanti), e agli studiosi, l’onere della ricerca su chi avesse commissionato l’opera.

Vincenzo Mirabella

A Siracusa custodivamo, quindi, il dipinto di uno dei pittori più importanti della storia dell’arte mondiale. Io stessa, appassionata dell’arte di Caravaggio sin da ragazza, ero andata in giro per l’Europa e fino in Russia per ammirare nei più importanti musei gli altri suoi capolavori ma, fino a qualche anno fa, non erano molti a sapere della presenza de “Il seppellimento di Santa Lucia” nella mia città. Mi sembrava importante riportare l’attenzione su questo momento siracusano della vita del pittore.

Più leggevo libri, biografie e approfondimenti su Caravaggio, più mi rendevo conto che Michelangelo Merisi era molto più complesso del personaggio geniale ma anche “violento” che era stato raccontato. In un suo dipinto aveva inserito delle note musicali tratte da una melodia nota, contemporanea; frequentava poeti, studiosi di scienza e intellettuali importanti con cui si intratteneva in dotte conversazioni.

Per tutte queste ragioni mi sono decisa a raccontare un Caravaggio, forse, poco noto e l’ho immaginato qui, nella mia città. Non è stato semplice studiare e immaginare la Siracusa del 1608, città poi cambiata dal terribile terremoto di fine secolo. Ho compiuto ricerche su feste, usi, costumi, gastronomia del tempo, imbattendomi anche in alcune ricette. Nella pasticceria, ad esempio, grande spazio veniva dato alla mandorla “pizzuta” di Avola, oggi celebre in tutto il mondo. Sono stata aiutata da amici esperti in storia moderna, urbanistica, folklore e storia della gastronomia (tutti presenti nei ringraziamenti alla fine del mio libro). Utilissimi anche gli studi di Salvatore Russo su Vincenzo Mirabella e di Francesca Fausta Gallo sulla Siracusa barocca nonché l’aiuto, nella prima fase di editing, dello scrittore Salvatore Paci. Devo anche ringraziare l’Electa Mondadori che ha accolto la mia idea e ha inserito il mio romanzo nella collana ElectaStorie, dandogli l’onere e l’onore di inaugurare la collezione Noir.

Quanta libertà narrativa ci si può concedere quando si scrive un romanzo basato – come in questo caso – su un grande personaggio storico?

Il romanzo permette libertà narrativa all’interno di limiti temporali abbastanza certi. Di Caravaggio sappiamo la data in cui si trova a Messina per firmare un contratto, nel dicembre del 1608, ed è noto che fuggì da Malta alla fine del mese di settembre dello stesso anno. Ho lavorato moltissimo per mantenere intatti quei vincoli temporali che appaiono documentati.

Su Malta e i luoghi frequentati da Caravaggio ho consultato vari saggi e mi sono recata nell’isola per assorbirne l’atmosfera. In merito al motivo per cui il pittore fu costretto a fuggire dopo esser stato condotto in prigione, ho scelto una delle interpretazioni date dagli studiosi, prevalentemente inglesi, che in questi anni si sono cimentati nella ricostruzione di quel breve periodo maltese di Caravaggio.

Seppellimento di Santa Lucia

Poi, sul personaggio del quale ho studiato la vita e l’opera, ho anche fantasticato, perché il mio obiettivo era diffondere la genialità della sua arte e la complessità del suo pensiero e della sua personalità anche presso i non specialisti del settore: gli amanti della bellezza, del racconto storico, i semplici appassionati. Molti mi dicono di non essere competenti di pittura e arte e che però, davanti alle opere del Caravaggio, rimangono “muti”. Lo vedo anche accadere a Siracusa, davanti al grande quadro dedicato al seppellimento della nostra Santa Patrona. Turisti, cittadini e studenti restano silenziosi ad ammirare la pala d’altare e poi spesso sottolineano la stessa cosa: che il pittore li ha fatti sentire come fossero presenti in quel momento. E’ come se il Caravaggio avesse fotografato la scena.

Approfondendo la realtà storica e sociale della Siracusa del 1608, ho inoltre immaginato le possibili frequentazioni del pittore, poche per la verità, data la sua condizione di fuggiasco. Partendo dalle descrizioni del Mirabella, autore dell’opera immane Dichiarazioni sulla pianta delle Antiche Siracuse e dalla biografia di quest’ultimo, ho immaginato altre “escursioni” del Caravaggio a Siracusa. Ho scelto il verosimile attingendo alle scarne note biografiche del pittore, inserendo luoghi suggestivi come le Latomie dei Cappuccini di Siracusa, le Catacombe di San Giovanni, le grotte sotterranee dell’antica Chiesa di Santa Maria del Gesù e l’isola “magica” di Ortigia con le sue splendide chiese e gli scorci meravigliosi…

Tu sei un’autrice di saggistica e di narrativa. Quando scrivi, in cosa sostanzialmente differisce il tuo approccio all’uno e all’altro genere?

La mia formazione principale è quella di ricercatrice e questa mia passione si è potuta realizzare con le pubblicazioni dei miei saggi su Elio Vittorini e Francesco Paolo Perez. L’ultimo libro che ho dato alle stampe è Vittorini e le Mille e una notte. Pittura, fumetti e pubblicità nell’opera editoriale di Elio Vittorini, che ho realizzato dopo due anni di ricerche svolte in parte online, in parte presso archivi e tramite antiche collezioni di libri che ho trovato in librerie antiquarie. E’ stato il mio lavoro su Archimede a partire dal 2011 ad aver fatto scattare la molla che mi ha portata alla narrativa.

Annalisa Stancanelli

Saggistica e narrativa si basano entrambe su ricerche rigorose e incrocio di documenti. Poi nasce la storia, dove la fantasia si può esprimere, ma sempre con un obiettivo. Così come nel mio precedente romanzo Archimede e l’enigma della Sfinge, la mia missione era quella di dar vita a questo genio che tutto il mondo ci invidia e che la città di Siracusa non onora abbastanza. L’input, dunque, viene dalla voglia di raccontare le mie ricerche e le mie scoperte in modo piacevole, approfondito, interessante; la storia, tuttavia, scaturisce anche dai personaggi che man mano che scrivo vanno raccontandosi.

Non è stato semplice scrivere il romanzo perché Caravaggio è un artista complesso, affascinante, amatissimo, intrigante ma proprio per questo quasi come una “Sirena” che mi chiamava e mi chiedeva di raccontarlo. Spesso tendo a essere troppo ampia nelle mie contestualizzazioni (lo ero anche quando insegnavo al Liceo) ma crescendo come autrice mi sono data fiducia e ho avuto il coraggio di indulgere di più in descrizioni e frammenti, anche lirici, riferiti a scene e paesaggi. Perché Siracusa era ed è una città bellissima. La luce che la irradia era ed è magica e la natura, nonostante l’incuria dell’uomo, è meravigliosa.

Tu credi che l’attività di una scrittrice si differenzi in qualche modo dall’attività di uno scrittore? Esiste, a tuo avviso, una “scrittura femminile”?

Non credo vi sia differenza. La scrittura è una vocazione che “chiama” nello stesso modo uomini e donne. Forse per le donne è più facile dal punto di vista dell’indagine e dell’espressione dei sentimenti; ritengo che la maggior parte delle donne sia più sensibile ed empatica degli uomini. Non penso che esista una “scrittura femminile”; devo, invece, dire un’altra cosa, se permetti. Come donna che lavora e come madre è molto più difficile trovare il tempo per seguire la propria passione!

Come lettrice, quali sono i tuoi autori – o le tue autrici – preferiti?

Leggo centinaia di libri ogni anno; saggistica, biografie, thriller, romanzi storici e d’avventura. Spesso li recensisco sulle pagine culturali de La Sicilia. Recentemente ho letto il libro di Carla Maria Russo I giorni dell’amore e della guerra che segue il primo volume La bastarda degli Sforza. Una scrittura potente unita a un’indagine storica curata. Ho trovato meraviglioso anche La randagia di Valeria Montaldi e molto ben contestualizzato La profezia di Cittastella di Guido Conti — solo per citare gli ultimi che ho letto insieme a La reliquia di Costantinopoli di Paolo Malaguti.

Tra i miei autori preferiti ci sono Matilde Asensi, soprattutto i primi romanzi, Valerio Massimo Manfredi, Falcones, Donato Carrisi ma anche Muriel Burberry, Simonetta Agnello Horby, Viola Di Grado, e ancora Sara Rattaro, Vanessa Roggeri, Clara Sanchez, Ruta Sepetys. Ne potrei citare tantissimi. Uno dei primi romanzi storici che mi ha affascinata è stato il tuo La strana giornata di Alexandre Dumas. Ho letto tutti i libri di Wilbur Smith, Patterson, Cussler e Deaver, Reichs e Cornwell — solo per citarne alcuni d’oltreoceano.

Molte grazie, Annalisa, e un caloroso “in bocca al lupo” al tuo Caravaggio!

Vuoi dire la tua sull'argomento?