8 marzo: la bufala. Un bell'albero di mimosa

Poiché su Internet si legge in fretta e spesso senza pensare, e spesso si commenta utilizzando organi meno nobili del cervello, e quindi mi arrivano commenti insultanti (che non pubblico), mi ritrovo costretta a chiarire CHE affermare “la storia della fabbrica Cotton non è vera” NON equivale ad affermare “l’8 marzo non vale una cippa anzi aboliamolo anzi abbasso le donne”.

Per l’ultima volta (anche qui ho accennato alla questione): la vicenda dell’incendio nella fabbrica americana che sarebbe avvenuto il giorno 8 marzo 1908, e nel quale sarebbero perite oltre 100 operaie tessili, è una bufala. Una storia inventata. Una provata falsità. Chiunque faccia riferimento alla fantomatica fabbrica Cotton di New York e al suo altrettanto fantomatico proprietario Mister Johnson narra un episodio suggestivo e ovviamente assai drammatico, ma mai avvenuto e privo dei più banali riscontri (vedi anche “La prova” a fondo pagina).

Una delle caratteristiche peculiari delle bufale è la loro persistenza; molte persone ci credono pervicacemente, in modo fideistico e aprioristico, poiché le bufale fanno leva in primo luogo (come tutte le storie interessanti) sulle emozioni. Io stessa credevo a questa in particolare. Qualche anno fa ebbi una conversazione con un giornalista più anziano, che si svolse grossomodo così.

La leggenda

“Che roba questa festa della donna” dico io. “E’ diventata come San Valentino, e invece l’8 marzo dovrebb’essere un momento di riflessione sull’uguaglianza tra gli esseri umani, senza distinzione di sesso. E poi è un anniversario terribile: la giornata è stata scelta per ricordare la morte di tante operaie in America, che lavoravano in condizioni orribili…”
“Per la verità” dice lui “l’8 marzo di tanti anni fa non c’è stato nessun incendio in nessuna fabbrica. E’ una pura leggenda.”
Io mi sentii un po’ scema e non potei non pensare che in errore era lui, e che parlava così perché era maschio e forse anche un po’ maschilista. E invece aveva ragione.

Secondo la leggenda, dunque, alcuni giorni prima dell’8 marzo 1908, le operaie di un’industria tessile di New York che si chiamava “Cotton” (che vuol dire “cotone”: un nome inventato anche con poca fantasia) entrarono in sciopero per protestare contro le disumane condizioni di lavoro alle quali erano sottoposte. Lo sciopero proseguì per giorni finché, l’8 marzo, il proprietario della fabbrica, che si chiamava Johnson (anche qui, spreco di fantasia) chiuse le operaie all’interno bloccando tutte le uscite. Lo stabilimento fu devastato da un incendio e le operaie prigioniere fecero una fine terrificante. Secondo una versione della storia che rasenta il ridicolo e risuona di antiche cacce alle streghe, sarebbe stato lo stesso Johnson ad appiccare il fuoco alla propria fabbrica.

La verità

8 marzo: la bufala. L'incendio della fabbrica TriangleUn grave incidente in una fabbrica tessile ebbe luogo a New York il 25 marzo 1911, tre anni e alcuni giorni dopo. E questo disastro ha poco a che fare con l’emancipazione femminile e soprattutto non ha niente a che fare con la giornata della donna. Su questa pagina del sito de L’Unità c’è addirittura un video che riproduce una serie di impressionanti immagini d’epoca e in didascalia riporta la solita favola della fabbrica Cotton. Si tratta di un errore. Come potete facilmente verificare voi stessi, le foto documentano l’incendio della Triangle Waist Company (o Triangle Factory) del 25 marzo 1911.

I morti nel disastro furono 146, donne e anche uomini, tutti lavoratori immigrati, in prevalenza italiani ed ebrei di provenienza europea. Morirono perché scoppiò un incendio, le uscite principali della fabbrica erano chiuse, e non c’erano uscite di sicurezza.

L’incendio della fabbrica Triangle in America non costituisce affatto un simbolo della parità negata tra i sessi. Viene invece additato come tragico esempio di quel che può accadere quando l’industrializzazione non conosce regole e limiti. Due anni prima, in effetti, i lavoratori della Triangle erano entrati in sciopero: i proprietari della fabbrica approfittavano della vulnerabilità degli immigrati forzandoli a lavorare in condizioni di sicurezza precarie. Curiosamente per una città che demolisce i propri palazzi come fossero castelli di sabbia, e li ricostruisce in tempi record, l’edificio della fabbrica Triangle è ancora in piedi, dalle parti di Washington Square Park.

Aggiornamento del 7/3/2015. La pagina incriminata del sito dell’Unità sembra sia stata rimossa.

La prova

Se avete in programma un viaggio nella Grande Mela, vi consiglio di visitare il Museum of the City of New York che si trova nell’Upper East Side, al numero 1220 di Fifth Avenue. In una sezione sono ricordati tutti gli incendi che purtroppo devastarono la città: quello della fabbrica Triangle nel 1911, quello del 1876 (in un teatro di Brooklyn, che causò 300 morti), quello del 1835 (il Great Fire, che distrusse 700 edifici) e quello, ancora precedente, del 1776 (che lasciò migliaia di persone senza casa). Della fabbrica Cotton del 1908 non c’è traccia.

Dubbi? Qualche link per approfondire.

64 commenti all'articolo “8 marzo: la bufala dell’incendio in fabbrica”

  1. Complimenti , un altro falso mito post moderno sfatato…sarebbe interessante approfondire se la celebrazione di falsi miti, crei anche una perdita di energia interiore negli esseri umani.

    Buona Pasqua e in bocca a lupo per il tuo nuovo libro.

  2. fantastico. motivo in più per abolire la festa dell’8 marzo. facciamo quella del 25, invece. degli immigrati, dei clandestini, dei nuovi schiavi. forse ce ne sarebbe davvero bisogno.
    noi, ormai, siamo troppo impegnate con parrucchieri, lifting, beauty farm…
    baci

  3. Grazie, Giorgia. Sì, la giornata del 25 marzo oggi sembrerebbe davvero necessaria. Urgente, anzi. Un abbraccio.

  4. ‘Triangle Shirtwaist Company’ era il nome della compagnia dove morirono 140 lavoratrici… tra cui italiane ed ebree… storicamente chi lavorava nel tessile era prevalentemente forza lavoro femminile (e tutt’ora le statistiche rivelano questo dato) … bah…

  5. Nonostante il commento che precede sia anonimo, non lo cancellerò, ma in compenso pregherò questa ignota persona di sopportare una piccola lezione di lingua inglese.

    “Shirtwaist” o “waist” vuol dire “camicetta”, “company” vuol dire “società” e “factory” fabbrica. Gli americani tendono a scrivere in maiuscolo tutte le parole che compongono un titolo. Per cui trovare scritto “Triangle Shirtwaist Company” o “Triangle Factory” o simili è esattamente identico. La fabbrica si chiamava Triangle, punto. I morti non furono 140 ma 146 ed è giusto pensare che fossero prevalentemente donne, poiché erano sarte; ma non erano tutte donne. Erano giovani lavoratori immigrati e giovani lavoratrici immigrate.

    In ogni modo la sostanza non cambia: comunemente si ritiene che la data dell’8 marzo sia stata scelta per via di un incidente industriale mai avvenuto; quello realmente avvenuto non si verificò l’8 marzo e solo in Italia circola questa panzana. E per portare all’attenzione pubblica il fatto che le donne tuttora hanno un ruolo secondario nella società non c’è bisogno né di una “festa” nella quale gli uomini fanno gli auguri (di che?) e regalano mimose, né di un falso storico. Un’analisi approfondita e interessante della questione si trova qui.

    • Secondo il mio parere,che sia il 25 o l’8 o qualsiasi data….va bene comunque…so benissimo che l’8 di marzo non c’è stato nessun incendio ,so anche la storia di quel che è successo in quell’azienda , ma purtroppo credetemi ,in Italia al di la’ dell’immigrazione o emigrazione c’è ancora pensiero troppo maschilista..la donna ancora adesso che siamo nel 2014 non è valutata per quel che vale,ma solo per l’aspetto fisico…. nelle richieste di lavoro a volte scrivono “bella presenza “..non chiedono se hai i requisiti per svolgere il determinato lavoro.
      Cmq sia a me non piace questa festa, donne che si divertono in discoteca con ballerini piu’ o meno spogliati ,sembra di assistere a delle orde fameliche… ammetto ci sono andata per una volta dopo anni di vari inviti,,,… ribadisco 1 sola volta.
      preferisco festeggiare il mio compleanno a casa in famiglia…. non senza dedicare un pensiero a quelle donne ( di qualsiasi razza ,colore o etnia ) che si trovano in difficoltà o minacciate dai loro compagni… o altro ancora, in grave difficoltà

  6. Cara Rita

    giusto per precisare: che la maggioranza (non tutte, ma certo la maggioranza) delle vittime dell’incendio della Triangle siano donne (immigrate italiane e dell’est Europa) è più che certo. Basta dare un’occhiata alla lista delle vittime pubblicata sul sito ufficiale dedicato al tragico evento. Purtroppo, ora come ora, non posso metterti il link, ma puoi trovarlo su Wikipedia basta che digiti “Incendio della fabbrica Triangle”.
    Comunque la strage di operaie a causa delle insicure condizioni di lavoro (i due proprietari rimasero impuniti, tra l’altro) è davvero avvenuta: non era il 1908, il padrone non si chiamava Johnson, e la fabbrica non si chiamava Cotton..e allora? Non mi pare un buon motivo per rinunciare all’ 8 marzo (sappiamo tutti che Gesù non è nato il 25 dicembre non per questo si rinuncia al Natale) che comunque NON è una festa, ma è la Giornata Internazionale della Donna voluta dalle organizzazioni femminili che facevano riferimento all’Internazionale Socialista per riflettere sulla condizione femminile e lavorare per la parità.
    Una ricorrenza progressista la cui importanza non va sminuita.

    • Questo mi sebra una risposta sensata
      carissima rita prova a fare questo tuo discorso di revisinisssimo storico fra un mese e ti assicuro che nenche uno ti rispondera. se poi mi sbaglio bene allora potrai continuare sulla tua via della verita storica che non è a prescindere sbagliata ma oggi veramente avrei lasciato perdere.carissimi auguri per la tua festa:
      lascia per

      • Gentile perchia (?), ti pregherei di leggere l’avviso che campeggia evidentissimo, su sfondo giallo, a inizio pagina; e se non capisci cosa vuol dire, rileggilo; e se ancora non capisci, prova a rileggerlo per la terza volta.

  7. Caro Paolo1984,

    ti ringrazio per aver espresso il tuo pensiero e per esserti firmato. Scusami se mi permetto, ma mi sorge il sospetto che tu non abbia letto bene il mio articolo, prima di commentarlo. Se l’avessi fatto, ti saresti accorto che quello che tu chiami “sito ufficiale dedicato al tragico evento” è linkato nel corpo dell’articolo stesso (da un anno, perché questa pagina del blog risale a un anno fa).

    Non so se il sito in questione possa essere definito un sito ufficiale. Nasce da un progetto universitario e raccoglie materiali di proprietà di una biblioteca universitaria americana; in ogni modo, che io sappia, è in effetti la fonte di informazioni in rete più completa sull’incendio della Triangle, almeno per il momento. Conosco la voce di Wikipedia che tu citi e mi fa sorridere sentirla indicare come fonte di riferimento, visto che io stessa ho dato sostanziosi contributi all’enciclopedia online e continuo a farlo non appena ho un po’ di tempo.

    Il mio articolo non dice che non debba esistere una giornata internazionale della donna. Dove l’hai letto? Il mio articolo dice, riassumendo: la stampa italiana ha erroneamente fatto propria una ricorrenza inesistente; una ricorrenza che, nel luogo in cui è avvenuta, non è simbolo della condizione femminile ma di quella degli immigrati.

    Quando ero una ragazzina l’8 marzo andavo in piazza a gridare slogan femministi. Adesso ricevo auguri, non capisco di cosa, e mimose in regalo. E nel parlare comune oggi è la “festa” della donna, non la “giornata”. Anche su questo mi ero espressa nel corpo dell’articolo, ma forse il passaggio ti è sfuggito; capita. Comunque, come vedi, sono proprio l’ultima persona a voler togliere senso ai simboli delle lotte femministe. Credo però che sarebbe opportuno ripensare un po’ la questione, e che un primo passo possa essere riconoscere onestamente le bugie che sono state dette.

    Ciao e ancora grazie, Rita Charbonnier

  8. Sì, adesso rileggo e mi accorgo che il link l’avevi già messo tu.
    Quel che mi premeva era ribadire il valore di questa giornata aldilà del fatto che non c’è mai stata una fabbrica Cotton andata a fuoco nel 1908. Sono temi che mi stanno molto a cuore e a volte forse esagero per “eccesso di zelo”
    Vedi Rita, io come uomo sarò sempre grato al movimento di emancipazione della donna perchè insieme ad altri movimenti progressisti (quello operaio, ad esempio) si è battuto per un mondo più giusto e libero e contro tradizioni opprimenti. Certo il mondo in cui viviamo è tutt’altro che perfetto, spesso sembra che uomini e donne utilizzino male la loro libertà, ciò nondimeno bisogna difenderla perchè libertà e giustizia non si ottengono mai una volta per tutte, ma se almeno in Occidente stiamo un po’ meglio rispetto a cento o sessant’anni fa lo dobbiamo agli uomini e alle donne che hanno, spesso con grave rischio, condotto quelle battaglie di progresso civile e sociale di cui il femminismo è parte integrante e dobbiamo anche considerare che queste conquiste civili e sociali specie per quanto riguarda le donne sono ancora assenti o difficili da raggiungere in tante parti del mondo dove il tradizionalismo religioso è ancora forte, purtroppo.
    Certo le femministe e i progressisti in generale erano esseri umani, non erano perfetti e sicuramente avevano mille limiti, avranno commesso degli errori anche grossi, ma ciò che conta per me è che, nonostante tutto, stavano dalla parte del giusto.
    Sembra retorico ciò che dico, ma io ci credo e non dubito che ci creda anche tu. Mi premeva solo ribadire ulteriormente certi concetti.

    Ciao

  9. Chi mai lo può sapere a questo punto!?!?! Sicuro è che abbiamo capito che dell’informazione fanno ciò che vogliono.
    Intanto in molte parti del mondo si inizia a negare l’esistenza della Shoah, immaginate un po!!! Comunque un giorno per celebrare le donne è sempre e cmq giusto, c’è grande bisogno di sensibilizzazione contro ogni forma di violenza verso essa perchè pare la nostra civiltà non sia poi così civile come ama evidenziare.

    • “Purtroppo”, caro Anonimo, io mi riservo il diritto di cancellare i commenti anonimi sul mio blog, come lei saprebbe se avesse letto le avvertenze; e se avesse letto l’intero articolo prima di commentarlo, anziché solo la parte finale, avrebbe scritto un commento più sensato, che magari avrei lasciato comunque.

    • Caro Anonimo (di norma cancello i commenti anonimi, ma questo lo terrò), la voce che lei cita di Wikipedia (molto ben fatta) è stata scritta, o perlomeno completata, successivamente a questa pagina, che è citata tra le fonti. Grazie dell’altro link.

  10. Cara Rita,
    mi fa piacere leggere ogni tanto la sacrosanta verità su questa dolorosa e triste vicenda. Soprattutto per far capire al mondo intero come realmente sono andate le cose e poi perché è una vicenda storica e soprattutto umana e non possiamo ignorarla oppure, ancor peggio, manipolarla inventando date e nomi di fabbriche mai esistite. Desidero aggiungere un’altra cosa molto importante, perché spesso sento amici e persone dire che quel tragico giorno gli operai furono chiusi deliberatamente dai padroni perché avevano svolto alcuni scioperi e che i padroni stessi avrebbero dato fuoco alla fabbrica per “punirli”.
    La verità è che alcune porte venivano chiuse sempre dai padroni, perché avevano paura che gli operai uscissero per prendersi pause da loro non permesse o che addirittura rubassero stoffa e altro materiale dalla fabbrica. Difatti all’ora di chiusura gli operai dovevano percorrere uno stretto corridoio dove venivano sistematicamente perquisiti (anche dentro le borsette!) da un’addetto alla sicurezza.

  11. Grazie del contributo, Massimiliano. In effetti (come del resto dico anche nel corpo dell’articolo) la versione secondo la quale il mai esistito signor Johnson avrebbe appiccato il fuoco alla propria fabbrica allo scopo di punire gli operai è a dir poco grottesca. A volte per individuare le bufale è sufficiente usare un minimo – un minimo, dico – il cervello. Il capitalista cattivo, se è un capitalista cattivo, non manda in fumo il capitale. O no?

  12. Cara Rita, ti leggo solo ora con qualche anno di ritardo aihme*.
    Ho trovato il tuo articolo e il tuo blog andando su wikipedia per ricordarmi l-anno in cui sarebbe avvenuto l-inventato incendio della fantomatica Cotton. Non trovando riferimenti mi sono incuriosita… ed eccomi qui.
    Mi apri gli occhi. Grazie.
    Ho sempre guardato un po- di traverso le donne che festeggiano andando in giro per locali a strillare davanti a maschioni che si denudano quella che in realta- pensavo fosse una ricorrenza tragica, e rimango comunque dell*idea che sia una schiocchezza *festeggiare* cosi. Mah. Non riesco proprio a concepirlo. Se almeno questa festa servisse a ricordare le violenze subite dalle donne in tutto il mondo o i maltrattamenti che ancora subiscono le donne di culture diverse dalla nostra, la festa avrebbe un suo perche-, no?

    Sono anonima solo perche- al momento ho un problema col computer (come potrai notare dall-uso dei simboli che sto facendo(, e non riesco a loggarmi ora, ma certamente lo faro* in seguito. grazie per il tuo approfondimento Rita!
    Silvy

  13. Su questo blog i commenti anonimi sono poco graditi. Quindi ne ho appena cancellati due di questo tipo. Leggansi le avvertenze prima di postare. E magari leggasi l’intero post, e le pagine cui conduce. Grazie.

    Grazie a te, Silvy, per il contributo.

  14. Scusa autrice. Non entro nel merito della questione. Al momento non ho una conoscenza dei fatti, tale da poter contestare o confermare il tuo articolo. Mi informerò. Ti chiedo solo il perché non dovrebbe la tua una “bufala”. I tuoi riferimenti “certi”, potrebbero essere costruiti come i precedenti.

  15. @ Matteo: grazie.
    @Antonio: se vuoi davvero informarti sull’argomento, puoi farlo abbastanza facilmente; ci sono anche dei testi cartacei, segnalati nel corpo del post e in qualche commento. Che l’incendio della Triangle sia una bufala non me la sentirei proprio di affermarlo.

  16. Innanzitutto mi scuso per l’anonimato, il mio nome comunque è Simona, sto commentando con uno stupido cellulare che non mi lascia logicamente fare quello che voglio.
    Per anni ho creduto alla “commemorazione” dell’8 marzo senza batter ciglio. Solo stamane, dopo un’accesa discussione sul femminismo, ho iniziato a scavare a fondo sulla vicenda e sono approdata al tuo blog.
    La mia domanda è semplice e corta:”Perchè?”
    Perchè hanno inventato questa panzana? Chi la ha inventata?
    Oggi ho letto cose inimmaginabili sul “femminismo” (lo metto appositamente tra virgolette, perchè non mi piace come termine) ho letto cose sulle donne, che mi hanno fatto accapponare la pelle e come sempre la mia testa frulla e mi chiedo il perchè…sempre perchè nella mia testa!!
    Perchè deve essere stupido festeggiare un giorno all’anno tutte le donne? Perchè dev’essere degradante?
    Degradanti sono tutte le oche che stasera si recheranno nei locali dove guarderanno/toccheranno stupidi uomini pettoruti che fanno lo spogliarello.
    Degradanti sono le stesse oche che escono di casa solo quella sera e sembra che abbiano conquistato l’indipendenza…taglio o non finisco più…grazie per avermi aperto gli occhietti…ma perchè lo hanno fatto?
    Simona

  17. @ Simona. Perché. Non ho una risposta. Posso consigliarti di dare un’occhiata anche a questo articolo, uscito ieri (l’ho trovato tramite una rapida ricerca). E soprattutto di leggere questo libro, con intervista a una delle autrici qui.
    Grazie a te per esserti fermata su questa pagina e per il contributo.

    @ Paolo1984. Ognuno ha diritto ai propri spogliarelli, alle proprie opinioni e (direi) anche ai propri giudizi…

  18. Ti ringrazio….per il link e per la risposta naturalmente….a Paolo vorrei chiedere se si sia mai recato una volta in un locale prima della mezzanotte la sera dell’8 marzo…io purtroppo si! sono andata ad un compleanno di un’amica….sconfortante 🙁
    Simona

  19. grazie rita e io ke pensavo fosse una tragedia ,comunque festeggiare la donna sempre e non ammazzarla non sarebbe male per alcuni uomini

  20. immagino che ciò che si vede non sia troppo diverso da quello che fanno gli uomini nei locali di strip femminile. Alla fine siamo moralmente nel bene come nel male..comunque quoto Rita: “Ognuno ha diritto ai propri spogliarelli, alle proprie opinioni e (direi) anche ai propri giudizi..” io tendo ad avere giudizi meno perentori.

  21. E’ un emozione raccapricciante vedere le immagini dei momenti terribili dell’incendio e incredibilmente commoventi quelle di queste donne che si sono battute con enorme coraggio per ottenere dei diritti. Emozioni che dal canto mio non provo più dagli anni ’70 – primi ’80…poi che è successo? Siamo diventati tutti ricchi? Per quanto riguarda la serata dell’8 marzo, bè…fa sorridere pensare che tante donne vadano ad assistere agli streap, oppure a cena tra amiche per sentirsi una sera “libere e indipendenti”…giustamente ognuno fa ciò che vuole (io suggerisco a donne e uomini comunque di cercare la propria indipendenza permanente nella vita usando almeno un pochino del coraggio delle donne di cui sopra visto che in alcune situazioni di coppia gravi si può rischiare la vita).
    Ieri sera con un gruppo con cui collaboro abbiamo fatto il pienone in una sala con una rappresentazione culturale, musica d’ascolto, canzoni con testi a tema e poesie…bello sapere che tante donne (sole o con i loro compagni) abbiano scelto un’alternativa piuttosto che starsene a casa a guardare la tv…ops…questa è un’altra libera facoltà 🙂
    Grazie Rita.

  22. Grazie a tutti per gli interventi, e a Sergio e al suo gruppo per aver organizzato una bella serata di musica e poesia per l’8 marzo.

  23. Non è la festa di per se ad essere sbagliata e neppure citare un incidente cone esempio, ma è la metodologia corrente di festeggiamento perché anche se l’incendio è una montatura le donne che sono morte e continuano a morire per raggiungere la parità sono reali e 8 marzo è un giorno simbolico a memoria di tutte quelle donne..

  24. io l’ho studiato alle elementari sul libro di storia quindi i libri di storia sono una bufala mi sa che la bufala sei tu

    • Esatto! Sono una fabbrica ambulante di mozzarelle. Ne vuoi qualcuna? Prezzi modici.
      A parte gli scherzi, cosiddetto/a ica, un consiglio spassionato: leggi e pensa un po’ di più.

  25. Ciao sono Massimiliano scusa se non riesco a loggarmi.
    Rimango sorpreso per la bufala, anche se il mondo dei media è pieno di false notizie, che riempiono le pagine elettroniche, e molto spesso arrivano sui quotidiani. D’altra parte, il rispetto per la donna, è il rispetto per la vita, in quanto una donna è in grado di generare una vita e dare continuità. Come tu hai sottolineato, si è persa la “giornata della donna”, trasformando questa iniziativa in un distorto uso del sesso e della “liberta” di esprimere i desideri della libido, al quanto repressi. Mi piacerebbe sapere chi per primo ha legato l’8 marzo alla giornata della donna. Grazie del tuo impegno Rita, per rendere più vero ciò che sembra.

  26. Negli anni si è cercato più volte di ridurre l’8 marzo ad una “festa” per salotti chic. Dall’altra parte si sono confusi, col tempo luoghi e date. Antonio Stella, in un articolo apparso sul Corriere della sera dell’8 marzo 2004, ci ricorda che nella sola New York, nell’anno 1911 ci furono bel 81 (ottantuno) incendi di fabbriche tessili (camicerie). Quindi la probabilità che siano stati confusi più incendi è altissima. Compreso uno avvenuto effettivamente l’ 8 marzo 1908 alle scuole di Collingwood in cui erano morti 173 bambini e due insegnanti. Dice Antonio Stella: “Certo è che, fosse anche falso il collegamento storico, non c’ è episodio nella storia delle donne più adatto a segnare un punto di svolta quanto la catastrofe alla Triangle Waist Company. Le cinquecento ragazze tra i 15 e i 25 anni che lavoravano con un centinaio di uomini e rare colleghe più anziane, negli ultimi tre piani del palazzo, alle dipendenze di Isaac Harris e Max Blanck, facevano infatti una vita infame. Una sessantina di ore di lavoro la settimana (l’ anno prima un grande sciopero durato mesi aveva strappato un orario di 52 ore, ma lì non era applicato), straordinari sottopagati, spazi ridotti, sorveglianza feroce. Come accade con certi contratti anomali di oggi (della serie: nessuno inventa mai niente) i padroni avevano infatti affidato tutto, con una specie di subappalto interno, a una rete di caporali ciascuno dei quali gestiva e pagava sette operaie, che faceva marciare a ritmi elevatissimi. Incidenti sul lavoro a catena. Tutele sindacali zero. Porte sbarrate dall’ esterno perché le ragazze non si allontanassero. Il posto giusto per gli ultimi degli ultimi: gli ebrei e gli immigrati italiani. Mancavano venti minuti alle cinque del pomeriggio. Altri cinque e tutte le lavoratrici della camiceria si sarebbero alzate per tornare a casa, a Brooklyn. Gli impiegati degli altri uffici del palazzo se n’ erano andati a mezzogiorno. Come fosse partita la prima fiammata, avrebbe ricostruito il giorno dopo il Daily Telegraph ripreso dal Corriere della Sera, non si sa. Ma in pochi istanti il fuoco attaccò i mucchi di stoffa dilagando per l’ ottavo piano e avventandosi sul nono e sul decimo. Fu l’ inferno. Le poverette cercarono di scendere per la scala anti-incendio ma era troppo leggera e cedette di colpo, mentre le fuggitive piombavano. Alcune riuscirono a raggiungere l’ ascensore, che per un po’ andò su e giù portando in salvo alcune decine di ragazze, poi cedette di schianto: nella tromba, a fiamme domate, sarebbero stati trovati una trentina di corpi. Fu allora che New York assistette, col cuore in gola, a decine di scene che avrebbe rivisto l’ 11 settembre del 2001 alle Twin Towers. «La folla da sotto urlava: “Non saltare!”», scrisse il New York Times. «Ma le alternative erano solo due: saltare o morire bruciati. E hanno cominciato a cadere i corpi». Tanti che «i pompieri non potevano avvicinarsi con i mezzi perché nella strada c’ erano mucchi di cadaveri». «Qualcuno pensò di tendere delle reti per raccogliere i corpi che cadevano dall’ alto», scrisse il Daily, «ma queste furono subito strappate dalla violenza di questa macabra grandinata. In pochi istanti sul pavimento caddero in piramide orrenda cadaveri di trenta o quaranta impiegate alla confezione delle bleuses». «A una finestra del nono piano vedemmo apparire un uomo e una donna. Ella baciò l’ uomo che poi la lanciò nel vuoto e la seguì immediatamente». «Due bambine, due sorelle, precipitarono prese per la mano; vennero separate durante il volo ma raggiunsero il pavimento nello stesso istante, entrambe morte». Forse erano Rosaria e Lucia Maltese, forse Bettina e Francesca Miale, forse Serafina e Sara Saracino… Erano centinaia, le ragazze e le bambine italiane che lavoravano lì, sfruttate da quei carnefici. Centinaia. E almeno 39 identificate («da un anello, da un frammento di scarpa») più dieci ufficialmente disperse, videro finire così il loro sogno americano. I loro assassini, al processo, vennero assolti. L’ 8 marzo, dopo tante rimozioni, ricordiamoci anche di loro.”

    • Gentile Roberto, la ringrazio per il suo puntuale e documentatissimo (ancorché difficilmente leggibile, perché privo di paragrafi) commento, ma le confesso di avere davvero qualche difficoltà a comprendere le ragioni per le quali questo mio articolo determini (ad ANNI dalla sua pubblicazione) commenti con punte di sciocchezza e superficialità. C’era davvero bisogno di inserire un falso sito web intitolato “laverabufalaèlasua” (che ovviamente ho rimosso) a corredo della sua poco certa identità?

      Ma è possibile, signore e signori, che veramente sia così semplice il vostro pensiero, da portarvi a ritenere che affermare “la storia della fabbrica Cotton non è vera” implichi l’affermazione “l’8 marzo non vale una cippa anzi aboliamolo”?

      Da parte di una DONNA FEMMINISTA quale io orgogliosamente mi proclamo?

      Abbiate pazienza, visitatori e commentatori tutti: se cadete in questo equivoco banale, risparmiatemi la fatica di cestinare i vostri commenti prima che siano pubblicati. Grazie.

  27. Barbara, posso darti un consiglio, non sprecarti a rispondere a post non identificati o tendenziosi, è tempo perso, cancellali e basta un saluto ed un abbraccio e continua così

  28. l’articolista in parte si confonde anche lui. la storia è in sintesi questa. il primo sciopero delle lavoratrici tessili, uno dei più antichi sindacati, avvenne a New York l’8 marzo del 1857, per l’eguaglianza della paga e le 10 ore. la manifestazione fu sciolta dalle cariche della polizia. cinquant’anni dopo sempre per l’8 marzo le lavoratrici tessili organizzarono un imponente sciopero ed una manifestazione anche per il diritto di voto. si aprì una stagione di grandi lotte sindacali e il 23 novembre del 1909 ci su quello che è noto come l’uprising of 20,000 dell’ILGWU, il sindacato delle lavoratrici, in gran parte immigrate russe, polacche, italiane, yddish, ecc. per il grande valore sindacale e politico, alla seconda internazionale la socialdemocratica tedesca Luise Zeitz, che era l’unica donna della direzione del partito, propose nel 1910 l’8 marzo come festa internazionale delle lavoratrici, fu rilevante e mondiale la partecipazione alle manifdestazioni nelle principali città del mondo. intanto negli USA continuava la lotta delle lavoratrici tessili e il motivo per cui si attribuisce erroneamente la data all’incendio è che l’eccidio di 129 persone avvenne il 25 marzo 1911 proprio subito dopo la prima giornata mondiale delle lavoratrici (o se si vuol dirla da liberali come secondo le Nazioni Unite, della donna).

    • Straordinarie la sua capacità critica e la sua attenzione al dettaglio, signor Sartori. Talmente straordinarie da farle sfuggire il fatto che il cosiddetto articolista non è un lui, ma una lei.
      Comunque, l’articolista omette la questione delle lotte sindacali, lasciando tale narrazione alle pagine Internet collegate all’interno dell’articolo, e citando nei commenti alcuni libri che ne parlano.
      Se è possibile che l’erroneo collegamento tra la giornata e l’incendio della Triangle sia dovuto alla vicinanza temporale tra la prima giornata mondiale della donna (19 marzo 1911) e l’incendio stesso (25 marzo), c’è comunque da tener presente la distanza geografica, che solo in tempi assai recenti è divenuta un fattore irrilevante: la prima occorrenza si ebbe in Europa, l’incendio in America. E gli errori nella versione della storia dell’incendio sono tali e tanti (il nome della fabbrica, del proprietario, il numero dei morti), ed è così curioso che l’erroneo collegamento, costellato di errori, sia fatto (a quanto mi consta) solo in Italia, da farmi personalmente ritenere che sul motivo dell’errore sarebbe opportuno esprimersi con formule dubitative. Ma questo, ripeto, è un parere personale.

  29. una correzione : l’incendio avvenne il 15 marzo, 147 le persone uccise e fra esse 129 erano donne (2 decessi avvennero alcuni giorni dopo)

  30. Questo articolo ancora a distanza di anni torna sempre utile e lo utilizzo sempre come riferimento. Grazie per averlo scritto!
    Rimango allibita di fronte alla gente che si attacca con le unghie e i denti alla bufala rifiutando di smettere di crederci e anzi insultando chi cerca di correggere.
    Ma perché? O.o

    • Grazie a te, Melissa.
      Anch’io non riesco proprio a capire perché alcune persone si sentano così offese e personalmente attaccate. Si tratta peraltro, il più delle volte, di uomini. E’ un fenomeno curioso. Occorrerà rifletterci. 🙂

      • Io invece rimango allibita per voler a tutti i costi che ci si indigni per la bufala!
        Cara Rita, ve bene, complimenti, fra tante bufale ne ha individuata una!
        Ma credo che quel che conta sia che questa giornata l’8 marzo, sia riconosciuta come momento per mettere in evidenza che comunque non è ancora finita la pratica di abusare delle donne, di ritenere che valgano meno di un uomo, che subiscano stalking, che siano soppresse alla nascita perché di sesso femminile, che sia legittimo violentarle in certi paesi, che debbano indossare il velo, eccetera eccetera eccetera.
        Perciò, considerato che l’8 marzo è già nella memoria delle persone, mi sembra positivo che si continui a dedicarlo alle donne!
        Ornella Manfron

  31. Io l’8 Marzo lo festeggio a priori 🙂 Parafrasando una “celebre” frase: la donna: la causa e la soluzione di tutti i problemi dell’uomo xD Naturalmente scherzo, vi festeggiamo perché se non ci foste vi dovrebbero inventare e con tutto quello che vi abbiamo fatto passare in passato e ancora oggi in alcune parti del mondo almeno un auguri una volta l’anno ve lo meritate 😉

  32. Visto che siete molto attenti alle date, vi informo che l’articolo risulta aggiornato in data 7/7/2015 … Oggi è il 7/3/2015 o volete mettere in dubbio anche questo?
    D.

  33. Ciao,
    molto interessante il dibattito sulla festa o giornata della donna.
    Certo esiste la necessità che la donna non venga festeggiata, ma rispettata, capita, amata, e per 365 giorni all’anno.
    Ma nell’immaginario di molte donne (e anche uomini, che le accompagnano…) questa giornata è importante perchè rappresenta un’occasione di socializzazione particolare, sooprattutto donne “d’età” (passatemi il termine…) che con l’occasione fanno qualcosa di speciale, soprattutto mangiare insieme, ballare e ascoltare musica insieme, e ciò non sarebbe certo possibile tutti i giorni.

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