L’arco di via Giulia

Monologo teatrale in dialetto romanesco ispirato a “Il vaso cinese” di Alberto Moravia, da Nuovi racconti romani

Foto di Peter1936F – Opera propria, CC BY-SA 4.0

Guardate che io al padrone j’ho sempre voluto bene. Capito? E mo’ nun me piace pe’ gnente come me state a guarda’.
Gli volevo bene e gli voglio bene ancora. Lui non m’ha trattata mai come una serva. Avevo dodici anni quando so’ andata a lavora’ da lui, e adesso ce n’ho ventotto. Fate li conti un po’ voi, che sapete tante cose e de me pensate de sape’ già tutto.
Nessuno al mio padrone lo conosce come lo conosco io. E’ un signore vero, mica come la gente che s’incontra in questi posti. E’ alto ‘na settimana, e io che so’ piccoletta lo guardo di sotto in su pure quando sta seduto. Parla bene, lui, e ci ha la testa grande e li capelli tutti bianchi, lisci lisci, sempre a posto, perché dentro casa mette la retina, di quelle tirate co’ l’elastico qua dietro, non so se ce l’avete presenti. Di retine ce n’ha tre, anzi quattro, adesso che ce penso, perché l’altra settimana me n’ha fatta compra’ una marrone, che però a lavarla ha stinto sul pigiama; infatti la retina che se mette di giorno io la sera gliela lavo, così ce l’ha sempre pulita sulla testa; ma lui però non s’è arrabbiato, perché con me lui non s’arrabbia mai…
Scusi, sor commissa’, ma che vor di’ che devo andare al punto? Volete sentire la mia versione dei fatti, è così che ha detto quello co’ la giacca nera che sputacchia, no? E allora state a senti’, per cortesia.
Io al padrone gli voglio bene e in tutti questi anni ogni giorno ho ringraziato il Cielo co’ la faccia per terra de lavora’ per lui. E ho sempre lavorato come una che sa lavora’. Capito? A casa non si trova un granello di polvere manco a cercarlo col lanternino, e quando vengono ospiti gli casca il mento a terra per la meraviglia, e in salotto la vetrina coi vasi brilla come un diamante. I vasi, mannaggia a me e a quello stronzo der bottigliaro…
Mi scusi.
No, le parolacce non le dico più.
Ho sempre fatto tutto io, mette a posto, cucina’, compra’ la pasta e i pomodori della salsa, insomma, non ci stanno altri servi, non so se a ‘sto punto avete inteso. Tutte le mattine il padrone si sveglia presto presto, si lava, fa colazione, si mette i vestiti che io gli ho preparato sull’omino, prende il bastone col pomello d’argento che gli lucido una sera sì e una no, e poi lo vedo che s’allontana piano piano per la strada e sparisce verso l’arco, quello coll’edera che sta a metà della via, ce l’avete presente, no? Così apro tutte le finestre di casa, alzo il letto e vado a fare la spesa a Campo de’ Fiori.
Guardi che questo c’entra, eccome. E’ a Campo de’ Fiori che ho incontrato il bottigliaro…

Era solo un assaggio: chi vuol leggere il testo intero può visualizzare questo Pdf.

Roma-strade2

Il libro è stato pubblicato all’interno del volume a fianco: una raccolta di racconti scritti da autori e autrici di grande rilievo, come Dacia Maraini, e da molti altri e altre (l’elenco completo si trova in fondo all’articolo). I titolo è Roma per le strade (Vol. 2) e il tema che unisce gli scritti, evidentemente, è la città di Roma. I proventi della vendita andranno in beneficenza, a finanziare il reparto pediatrico del Policlinico “Umberto I” di Roma.

Però devo dire una cosa, anche se rischio di essere antipatica. Questa copertina mi crea qualche perplessità. Premetto che vista dal vivo, stampata sul cartoncino, fa un effetto diverso e premetto che tutte le copertine di questa casa editrice, Azimut, sono efficaci, originali e belle.

Quando l’ho vista per la prima volta, su Facebook, mi sono chiesta cosa si fosse voluto comunicare attraverso quei grossi seni anonimi. Forse che Roma è una mamma prosperosa e generosa? Oppure che Roma è una puttana, come cantava Luca Barbarossa parecchi anni fa? O ancora si è voluto omaggiare Fellini?

Ho provato a immaginare la stessa immagine in versione maschile. Su quale libro comparirebbe in copertina un torace tornito di maschio, con gli addominali a tartaruga? O un muscoloso sedere maschile? Forse su un romance, più o meno erotico. Non su un libro come questo.

Si è parlato a lungo di questo problema e se ne continua a parlare; normalmente si ritiene che l’uso del corpo femminile nei media, nelle pubblicazioni, sia scorretto quando non c’è una relazione tra l’argomento trattato e il corpo stesso. Se, cioè, parliamo di automobili, che c’entra un sedere a mandolino? Se invece il tema è la liposuzione, il sedere ci può stare e nessuno dovrebbe avere nulla da ridire. Forse nel caso specifico si potrebbe sostenere che una relazione c’è: Roma = madre. Però la cosa è soggettiva e forse opinabile.

Mi è stato fatto notare che la copertina è stata realizzata da una donna – e che quindi non potrebbe esprimere nulla che non sia a favore delle donne stesse. Be’, secondo me non è detto.


Azimut Libri, Roma per le strade, Vol. 2. Racconti di Dora Albanese, Adelia Battista, Gaja Cenciarelli, Rita Charbonnier, Francesco Costa, Laura Costantini & Loredana Falcone, Mario Desiati, Andrea Di Consoli, Pasquale Esposito, Massimiliano Felli, Gianfranco Franchi, Andrea Frediani, Luca Gabriele, Enrico Gregori, Luigi La Rosa, Silvia Leonardi, Lia Levi, Dacia Maraini, Piera Mattei, Massimo Maugeri, Italo Moscati, Stefania Nardini, Antonio Pascale, Sandra Petrignani, Rosella Postorino, Tea Ranno, Carlo Sirotti, Cinzia Tani, Filippo Tuena. A cura di Massimo Maugeri.

Aggiornamento: il video della presentazione del libro. Riprese di Mauro Guglielmo, su incarico di Massimiliano Felli. Grazie a entrambi.

L’arco di via Giulia

About

Questo è il sito di Rita Charbonnier, autrice dei romanzi Figlia del cuore (di prossima uscita per Marcos y Marcos), La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011). Scopri di più...

6 commenti su “L’arco di via Giulia

  1. Io semplificherei il discorso. A parte le tette la copertina è decisamente brutta. Considerando le tette è decisamente di pessimo gusto.

  2. Io non sarei così negativa… la copertina secondo me è carina. Certo, forse non c’entra molto con il contenuto…

  3. Cara Rita, intanto sono curiosa di leggere il seguito del tuo racconto, nonché gli altri che compongono il libro.
    Dopodiché, sulla copertina. Per prima cosa aggiungerei che crea un effetto di senso forse imprevisto da editore e grafici: il titolo “Le strade di Roma” e l’illustrazione con le tette fanno pensare in prima battuta alla prostituzione di strada… che a quanto pare non è il tema del libro: ergo, copertina fuorviante.
    Poi, in generale sull’uso del corpo femminile per “vendere” un prodotto (perché di questo si tratta nei casi in cui, come tu giustamente sottolinei non c’è un nesso tra il prodotto e il corpo in questione), già la sola frase “uso del corpo femminile per ‘vendere’ un prodotto” denuncia da sola la realtà delle cose. E’ una pratica discriminatoria nei confronti delle donne? Personalmente credo che la domanda non sia questa – per lo meno non per noi, donne occidentali figlie dell’emancipazione. Oggi, per me, uno che pubblicizza una macchina o un computer o un libro attraverso due belle tette o un grazioso culo femminile discrimina solo se stesso e il suo prodotto, perché io non lo compro e (grazie, consumismo!) mi rivolgo a qualcun altro. Però mi arrabbio lo stesso, perché costui (o costei, perché hai ragione, anche le donne possono essere misogine e fallocentriche) fa parte e contribuisce alla sopravvivenza di una cultura (o ordine simbolico) maschile, fondata su una logica soggetto-oggetto in cui, per farla breve, il soggetto è il maschile e l’oggetto il femminile. Penso anche che sia una cultura moribonda così come moribondo è il patriarcato, ma i suoi colpi di coda possono essere terribili (per caso sono finite le violenze sulle donne, almeno nell’occidente democratico e sviluppato?), perciò all’erta!
    Cristina

  4. Ops: nella fretta ho citato male il titolo del libro – “Le strade di Roma” anziché “Roma per le strade”. Anche se il senso del mio commento resta immutato, chiedo scusa ad autrici, autori e casa editrice 🙂
    Cristina

  5. ciao rita, visto che ci sono ti saluto direttamente. ho avuto modo di conoscerti indirettamente su letteratitudine e mi sei molto simpatica.
    condivido in pieno, anche se penso che la scelta non sia stata fatta con un intento “negativo”. diciamo che forse voleva alludere proprio a quelle suggestioni, mamma roma, roma puttana, eccetera. però è sintomo di quanto ormai siamo impregnati di questo linguaggio simbolico, che agisce a livello più o meno subliminale, e contribuisce a creare un clima sempre a senso unico… magari è niente, magari è una cosa senza importanza, ma di questi tempi mi sembra che non ce lo possiamo più permettere, perchè niente oggi, niente domani…
    però la colpa è soprattutto nostra – delle donne, intendo – che ci adeguiamo.
    infine: bello il racconto! che si fa per leggere il il seguito?
    un abbraccio
    giorgia

  6. @ Cristina
    Ti ringrazio molto del contributo. Naturalmente sono d’accordo su tutto. Spero anche che tu abbia ragione sul fatto che il patriarcato sia moribondo e che quelli ai quali assistiamo non siano che gli ultimi colpi di coda. Diciamo che voglio crederlo. Ne parleremo.

    @ Giorgia
    Grazie di cuore di esserti palesata anche qui, e sono lieta che ti sia piaciuto l’inizio del racconto. La simpatia è reciproca. Mi mandi una email all’indirizzo ritarisponde chioccioluzza gmail puntuzzo com, così anch’io ho il tuo indirizzo? Nella fattispecie, neanch’io credo che la scelta sia stata fatta con un intento “negativo”, anzi, sono convinta che sia stata fatta nella miglior buona fede. E sono anche d’accordo sul fatto che le donne siano quantomeno corresponsabili di certi aspetti della questione. Notiamo peraltro come, anche su Letteratitudine, siano le donne a difendere disperatamente la scelta in questione, mentre l’unica voce che si è levata autonomamente a sollevare il problema sia la voce di un uomo. Anche in privato, ho raccolto pareri critici quasi solo da uomini. Un abbraccio a te e spero di sentirti presto. Vorrei parlarti di una cosa.

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