Salvateci dal cosiddetto effetto Mozart. O almeno, salvatene le oche

Al cosiddetto effetto Mozart ho dedicato un breve post parecchio tempo fa, senza entrare troppo nel merito. In tempi più recenti abbiamo tutti appreso come la musica di Amadeus faccia crescere meglio le piante; anche le oche scodellano più uova, se la ascoltano. E poi, notizia battuta poche ore fa, si è scoperto un modo semplicissimo di sconfiggere la microcriminalità nei centri commerciali: basta diffondere dagli altoparlanti la musica di Mozart! Per incanto, ascoltandola, i borseggiatori rinunceranno ai loro loschi intenti, con un’espressione estatica sul volto.

Effetto Mozart | Immagine di un'oca
Foto di Nacho

Sembra proprio che le composizioni mozartiane abbiano effetti magici sulle persone, nonché sul regno animale e vegetale; manca solo il minerale. Se invece di tirar fuori dalla montagna i minatori cileni con quei complicati attrezzi si fosse sparato Mozart ad altissimo volume, davanti alle sue note si sarebbe aperto un varco nella roccia come davanti a Mosè nel mare. Strano che non ci abbiano pensato.

In base a un vecchio studio americano che mi ha ricordato un amico di Facebook, anche Beethoven non sarebbe da buttare: le mucche, se “ascoltano” (?) la sua musica nelle stalle, fanno più latte (l’incremento va dal 7 al 30%: le fonti non concordano). E allora trasformiamoci tutti in animali da allevamento, spariamo in cuffia un brano di un grande compositore del sette-ottocento e diverremo all’istante più “produttivi”. I nostri mammelloni faranno più latte e i nostri sederoni più uova.

Cito da questa pagina:

Che la musica abbia un suo potere subliminale è innegabile, che essa sia in grado di muovere i sentimenti altrettanto. Quello che non è assolutamente vero è che la musica – qui fermiamoci a quella sacralmente definita colta o classica o seria o vera e chi più ne ha ne metta – renda migliori. […] Si tende a parlare di effetti benefici della musica tout-court, senza distinguere tra pratica e ascolto. Ciò che è REALMENTE terapico è la PARTECIPAZIONE anche con l’ascolto che NON DEVE ESSERE MAI PASSIVO (immagino l’ascoltatore testa tra le mani comodamente seduto in poltrona).

Oppure, immagino l’oca a dormire placida, o a starnazzare per i fatti suoi.

Sull’argomento ho trovato un articolo di un ricercatore presso il Dipartimento di Musica dell’Università di Jyväskylä, in Finlandia, che si chiama Tommi Himberg: Return of the Mozart Effect. Ve lo propongo in traduzione italiana.

Il ritorno dell’effetto Mozart

Nei primi anni ‘90 alcuni ricercatori americani pubblicarono uno studio che fece scalpore, secondo il quale ascoltare la musica di Mozart migliorerebbe i risultati dei test d’intelligenza (e.g. Rauscher, Shaw & Ky 1995). Fu coniata l’espressione effetto Mozart, che in breve divenne un marchio e fu fonte di guadagno per un musicista di nome Don Campbell; da allora è sorto un vero e proprio business di “CD per il cervello” a uso di studenti, bambini e persino donne che i bambini li portano ancora in grembo. Chiaramente lo studio aveva fatto centro su diversi bersagli: la musica del genio misterioso, l’intelligenza umana, la possibilità di fornire un facile rimedio agli scarsi risultati scolastici dei figli. Purtroppo però lo studio presentava anche diverse caratteristiche di inadeguatezza: numero limitato dei campioni, imperfetta scelta dei metodi di controllo, e interpretazione libera di alcuni risultati (anche se per la verità gli stessi autori non hanno mai sostenuto che Mozart facesse diventare più intelligenti; hanno solo affermato che ascoltare la sua musica migliorava i risultati dei test d’intelligenza).

Gli studi successivi furono realizzati da alcuni ricercatori più esperti di musica e del suo funzionamento (Glen Schellenberg, ad esempio). Prima di tutto è stato evidenziato come paragonare la musica al silenzio non sia sperimentalmente corretto. Nello studio originario, infatti, il gruppo di persone oggetto dell’esperimento ascoltava Mozart, mentre il gruppo di controllo passava lo stesso tempo in silenzio a non far niente. Inoltre, la spiegazione proposta del meccanismo che produce “l’effetto” non è convincente e le ripetizioni dell’esperimento originario hanno fallito nel riprodurre i risultati.

La musica ha senza dubbio più di un effetto sulle persone; ma non c’è nulla di così misterioso. Secondo la spiegazione più sensata e meglio documentata, ascoltarla rende più pronti e reattivi. In altre parole, la musica può influire su sentimenti e stati d’animo. La sonata KV 448 di Mozart (che fu utilizzata nell’esperimento originario) è un brano gioioso, dal ritmo veloce, che prepara senz’altro meglio del noioso silenzio a sostenere un test d’intelligenza.

Inoltre, se si considera che la musica si snoda nel tempo, che le melodie vengono spesso descritte come avessero caratteristiche spaziali (le note “alte” e “basse”), e che il ritmo richiama il movimento, è possibile che l’ascolto inneschi nei partecipanti ai test, attivando le zone relative del cervello, i processi atti a superarli meglio. Ma questo vale per la musica in generale, non per qualche codice specifico contenuto in quella di Mozart, l’Uomo Misterioso.

In tempi più recenti abbiamo avuto una seconda ondata di effetto Mozart, quando uno studio dell’Università di Tel Aviv ha rivelato [vedi Repubblica] che la musica di Mozart avrebbe un effetto benefico sui nati prematuri: ascoltare la sua musica per 30 minuti li renderebbe più calmi e meno disposti a sprecare energie, e questo li aiuterebbe ad acquistare peso. La cosa più sorprendente degli articoli che parlano di questo studio è l’insistenza sulla presunta peculiarità della musica di Mozart; quella di Beethoven, secondo quanto viene riportato, non funzionerebbe altrettanto bene. Ma l’affermazione non è supportata da prove.

Questi ricercatori sono specialisti di pediatria, grandi esperti del contenuto di grasso nel latte materno, ma non di musica; lo ammettono candidamente quando affermano che il meccanismo d’azione della musica è a loro sconosciuto. Non capisco perché non si siano rivolti a qualcuno che conosca l’influenza della musica sugli esseri umani; un terapeuta o uno psicologo, magari. Nella loro Università ce ne sono diversi. Esiste anche una vasta letteratura sull’argomento; non è un mare inesplorato nel quale perdersi. Basta fare una ricerca su Google Scholar: 64.000 risultati per le chiavi di ricerca “music physiology”. Leggere qualcuno di quei testi sarebbe stato utile. È mai possibile che la musica renda più calmi i neonati? Be’, forse sì, visto che dalla notte dei tempi si cantano le ninne nanne.

Tommi Himberg


Aggiornamento del 9/11/10. La notizia secondo la quale Mozart renderebbe i ladri meno disposti a delinquere oggi è rimbalzata da tutte le parti.

Aggiornamento dell’11/1/11. Fai ascoltare Mozart al mosto e il vino viene più buono. L’articolo dice che il fondamento scientifico della scoperta non è verificato, ma che secondo i viticoltori Mozart funziona lo stesso; e che la strategia di marketing procede a gonfie vele. Povero Amadeus.

Aggiornamento del 2/2/11. Un libro sulle vigne che ascoltano Mozart…

Salvateci dal cosiddetto effetto Mozart. O almeno, salvatene le oche

About

Questo è il sito di Rita Charbonnier, autrice dei romanzi Figlia del cuore (di prossima uscita per Marcos y Marcos), La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011). Scopri di più...

8 commenti su “Salvateci dal cosiddetto effetto Mozart. O almeno, salvatene le oche

  1. Ci ho provato a migliorare il mio quoziente intellettivo con la musica ma gli effetti sono stati devastanti: tre giorni senza riuscire ad articolare una frase compiuta. Sarà che avevo a disposizione solo un Cd di Orietta Berti. Però penso che se provassimo a fare leggere “La sorella di Mozart” a qualche ochetta che passa il tempo a guardare “Il grande fratello” forse qualche miglioramento potremmo ottenerlo.

    Salvo Zappulla

  2. Salvo, mi ci voleva la tua ironia… e mi ci volevano anche i tuoi complimenti. A questo punto lo annuncio ufficialmente: a gennaio 2011 uscirà una nuova edizione del mio primo romanzo “La sorella di Mozart”, nella collana Piemme Bestseller. Su laFeltrinelli.it c’è già la scheda (ancora senza copertina). Ma se ne parlerà.
    Grazie, Salvo, e a presto.

  3. Ma che bella notizia!!! Ne sono felicissimo, mia adorata signora. Il 2011 si annuncia pirotecnico. Brindiamoci sopra.
    Auguri vivissimi dal suo umile servitore.
    S.Z.

  4. Devo ammettere che il tono di questo articolo milascia perplessa.Sono stati fatti studi molto seri sugli effetti della musica sulle persone,e non so quanto sia opportuno fare del sarcasmo a tutti i costi.

  5. Giusto. Ma qui si prende di mira soprattutto l’idea che ascoltare la musica renda più “produttivi”, e l’aura di magia e mistero che circonda in particolare quella di Mozart.

  6. E’ vero che la musica in generale ha effetti benefici sull’attenzione e su diverse qualità soprattutto legate alla crescita e all’apprendimento, ma io considererei anche il fatto che la musica di Mozart è quella che più rispecchia il sistema tonale e ne esalta le qualità. Ho scritto anche acluni articoli su questo, se a qualcuno interessano eccoli:

    http://www.musica-spirito.it/musica-scienza/efficacia-terapeutica-della-musica-di-mozart/
    http://www.musica-spirito.it/musica-scienza/mozart-efficacia-fisica-del-sistema-tonale/

  7. …non capisco i toni e tutto questo acredine cinico.
    Conosce Schneider?
    E Masaru Emoto?
    E Barraquè…
    Poi vabbè se le citassi Tomatis…
    Ma lei forse queste fonti non le considera abbastanza autorevoli.
    In fondo dipende tutto dalla legge di “risonanza”…quindi va bene così 😉

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