Ho chiesto ad Andrea Frova di parlarci direttamente del suo ultimo libro: ecco il testo che mi ha inviato. Su questa pagina del blog potete trovare un’intervista con l’autore, a proposito di un’altra sua pubblicazione.

passione-conoscereIl libro potrebbe definirsi un’autobiografia scientifica in cui narro la mia formazione di fisico, i lunghi soggiorni all’estero, i viaggi in paesi di tutto il mondo, avanzati e/o esotici, i numerosi incontri con grandi scienziati – non pochi tra loro vincitori di premio Nobel – coi quali ho avuto rapporti di lavoro e di amicizia. La mia vita di ricercatore coincide con il mezzo secolo di progresso scientifico segnato dalla rivoluzione digitale: dal Nobel 1956 al famoso trio Bardeen-Brattain-Shockley per il transistor, a quello del 2010 a Boyle e Smith per il CCD, il prodigioso sensore di immagine che ha fatto compiere passi da gigante alle tecniche di trasmissione, alle esplorazioni spaziali, alla chirurgia endoscopica e a mille altri aspetti del nostro vivere quotidiano. Il primo Nobel corrisponde all’anno in cui iniziai a frequentare Fisica a Pavia, il secondo coincide con la mia andata in pensione dalla cattedra di Fisica Generale alla Sapienza di Roma. Bella doppia coincidenza. In più, tutti gli inventori che ho menzionato sono stati miei capi o colleghi di laboratorio. Infine, le proprietà dei materiali che costituiscono questi dispositivi sono state la principale mia cura per cinquant’anni.

Mi pare ci siano abbastanza elementi per sentirsi sospinti a scrivere qualcosa di personale in merito. L’ho fatto per me stesso, per tornare nel mondo affascinante che ho avuto la buona sorte di conoscere; ma ho anche pensato che i temi visitati sono tali e tanti, anche sul piano sociale e storico, che qualche lettore curioso non sarebbe mancato. È sì la mia vita, la mia filosofia, ma tocca quelle di ogni essere umano al giorno d’oggi. Le vicende legate al mio training negli Stati Uniti negli anni degli assassinii eccellenti; il variegato rapporto con l’Accademia Sovietica prima e dopo la perestroika gorbacioviana; l’intimo contatto con il sottosviluppo durante la permanenza all’Università di Mogadiscio; e poi i frequenti ed estesi soggiorni in Giappone, la scoperta della Cina e dell’India, tutti paesi remoti da noi nello spazio e nelle culture, ma unificati dal comune denominatore della scienza. Per non dire delle vicende della contestazione universitaria di casa nostra – sfociata poi nelle violenze brigatiste – da noi fisici vissuta nell’ottica della salvaguardia della ricerca e della cultura. E della storia del Papa invitato e non venuto a inaugurare ufficialmente l’Anno Accademico alla Sapienza, così mal capita e/o strumentalizzata dai media nei giorni in cui si doveva far cadere il governo Prodi. Mi auguro che questo o quello dei tanti eventi interessino lettori di varia età e base culturale, in taluni rinverdendo ricordi di eventi talvolta drammatici, in altri rivelando i fatti e i presupposti che ci hanno condotto alla storia del giorno d’oggi.

Andrea Frova

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