Piccolo ricordo personale di James Gandolfini

Ho avuto modo di conoscerlo, ma non di riconoscerlo. Breve racconto

Estate 2008, New York. Ero nella Grande Mela, ma non precisamente: alloggiavo nella poco grandiosa Staten Island che fronteggia Manhattan, per svolgere alcune ricerche letterarie (su Meucci e Garibaldi, che vi soggiornarono insieme). Al termine del periodo di lavoro, monacale e anche un po’ triste, una cara amica americana mi convinse a trasferirmi a Manhattan per una settimana di svago.

James Gandolfini

Avventure (è la parola giusta) che preferirei non riferire mi portarono ad alloggiare nel quartiere Tribeca, un posto da ricchi, il glamour del glamour; mi trovavo nel super-attico di un super-palazzo di super-appartamenti affacciati direttamente sull’Hudson River. Nel super-palazzo a fianco, mi si diceva, abitava Meryl Streep.

E un bel pomeriggio, rientrando a casa, mi sono ritrovata in ascensore faccia a faccia con James Gandolfini.

Voglio dire, io e lui e nessun altro. Vari episodi dei Soprano (serie tv di culto, generalmente molto amata dagli sceneggiatori) mi sono passati davanti agli occhi della mente in un paio di secondi.

E invece no. Perché io, James Gandolfini, non l’ho mica riconosciuto. Le rotelle del mio povero cervello, abituate in quei giorni ad avere a che fare con tutt’altre cose, hanno macinato la vaga percezione di una faccia e una corporatura in qualche modo note, però erano associate a qualcosa di remoto. Poiché, credetemi, per una sceneggiatrice, tra il sentir elogiare i Soprano in una pausa di un brain-storming e il ritrovarsi con il protagonista della serie in un ascensore a Tribeca, c’è una distanza abissale. Sono eventi che risiedono in due diverse regioni dello spazio cosmico.

Ovviamente, non ho detto una parola. L’ho guardato (lui non mi guardava) per poi abbassare gli occhi sulla punta delle scarpe (mie) pensando: ma dove l’ho già vista questa bella, franca faccia? Questi occhi vivi, questa bocca tagliente, questo naso prominente e spiritoso? Boh, vabbè, tanto tra un po’ vado a cena da Ninja New York. E quando lui è uscito dall’ascensore, con un educato, quasi timido mezzo cenno di saluto, e io sono rimasta in solitudine a terminare la salita, mi sono detta: porca miseria, ma era quello dei Soprano, era James Gandolfini!

Un eccellente attore, venuto purtroppo a mancare nel Paese dei suoi avi, a pochi chilometri dal luogo nel quale mi ritrovo a scrivere di lui. Ci restano le sue interpretazioni. Poiché l’attore, l’eccellente attore, nell’epoca dell’arte tecnicamente riprodotta, per sua e nostra fortuna, non muore veramente. Exit, ma resta.

Piccolo ricordo personale di James Gandolfini

About

Questo è il sito di Rita Charbonnier, autrice dei romanzi Figlia del cuore (di prossima uscita per Marcos y Marcos), La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011). Scopri di più...

Un commento su “Piccolo ricordo personale di James Gandolfini

  1. Che bel ricordo, cara Rita. E’ un piacere leggerti, sempre. E qui con la sapiente regalità della tua scrittura, che galleggia su toni lievi e al tempo stesso immanenti, sei riuscita per qualche istante a riportare in vita James Gandolfini. Attore sensibile e poliedrico, di rango.
    Grazie per il tuo ricordo. Che riposi in pace.
    A.

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