Giovedì 24 ottobre 2013 coordinerò la presentazione di questa singolare guida turistica di Roma, edita da Iacobelli, che propone un viaggio di scoperta della città dal punto di vista delle donne, più o meno conosciute, che l’hanno amata e vissuta.

Interverranno, insieme all’autrice Maria Pia Ercolini, Zinetta Cicero, Irene Giacobbe, Vera Michelin Salomon, Antonella Petricone e Clotilde Pontecorvo.

Roma percorsi genfemm2Zinetta Cicero (insegnante e curatrice di attività culturali sulle pari opportunità e sulle differenze di genere) ci parlerà del quartiere della Garbatella come di “una splendida novantenne”.
“YOU ARE NOW ENTERING FREE GARBATELLA” avvisa perentorio un murales in via S. Nemesio, proprio di fronte all’ospedale CTO. Oggi che la Garbatella è una splendida novantenne, ricorda compiaciuta di essere stata scenario dell’adolescenza di Alberto Sordi, dei romanzi pasoliniani, del film di Luciano Emmer Le ragazze di piazza di Spagna ambientato a piazza Sapeto (forse lo scorcio più grazioso del quartiere, una vera e propria quinta teatrale), e poi dei fratelli Taviani (Tu ridi). Gli abitanti del quartiere sanno di avere un debito morale con Nanni Moretti: è bastato un suo giro in Vespa nel film Caro diario perché ci si accorgesse delle delizie delle villette e di alcuni luoghi che un pregiudizio diffuso, in altri tempi, riteneva malfamati sconsigliandone la frequentazione. Eppure oggi Garbatella non è solo un delizioso scenario per il cinema e la letteratura, ma un luogo di straripante vitalità.

Irene Giacobbe (femminista, pubblicista, ricercatrice, interprete, fondatrice di diverse associazioni femminili) ci parlerà di Miriam Mafai.
Parlare di Miriam Mafai può essere un impegno non semplice: era una donna poliedrica, impegnata sempre al massimo come scrittrice, giornalista, politica, amministratrice, antifascista, femminista e comunista. Come ha scritto Furio Colombo, “non puoi riassumere una vita di cui sai sempre pochissimo, perché ognuno di noi fa sapere sempre pochissimo, e la parte di cui non sai niente è grande”. Giacobbe proverà quindi a raccontarci quella piccola parte di vita pubblica che ci è nota, che la stessa Mafai ci ha fatto conoscere, da giornalista e da scrittrice, attenta ai temi della laicità, dei diritti, della condizione delle donne. La Miriam Mafai che con sguardo politico ha saputo cogliere anche le sfumature nascoste sotto la superficie dei fatti; la Miriam Mafai che fino all’ultimo ci ha ricordato che “se non ci sono organizzazioni politiche delle donne, anche i diritti conquistati possono essere perduti”.

Vera Michelin Salomon terrà un intervento intitolato “Alle donne del III braccio di Regina Coeli”. Torinese di nascita, Michelin Salomon ha partecipato alla Resistenza romana non armata ed è stata arrestata e deportata in Germania un anno prima della Liberazione. Nel dopoguerra ha assunto impegni politici e sociali allo scopo di mantenere viva la memoria di quegli anni e delle responsabilità connesse.

Dedicherò questo intervento – dice – a Enrica, l’amica carissima, Enrica Filippini Lera, ancora in vita ma non più in grado di testimoniare. La considero la mia sorella maggiore, perché mi ha aiutata a uscire dal bozzolo di indifferenza frutto dell’educazione delle scuole del periodo fascista, e mi ha introdotta nell’ambiente dell’antifascismo. Ho condiviso con lei l’esperienza della resistenza civile a Roma dopo l’8 settembre, il conseguente arresto, via Tasso e Regina Coeli. Aggiungerò a quanto ho già scritto, sulla condizione femminile di allora nel braccio tedesco del carcere, il racconto della partenza dal carcere romano per la deportazione in un carcere tedesco. La nostra vita in quella prigione, la liberazione e il rientro in un Paese che già era pronto per la rimozione. Il difficile reinserimento nel lavoro e la cognizione di essere partita ragazza e di essere tornata donna di fronte alle responsabilità e alle difficoltà della vita.

Antonella Petricone (laureata in Scienze Umanistiche, con un dottorato in Storia delle scritture femminili, socia fondatrice di una cooperativa sociale contro tratta, violenze, discriminazioni) ci parlerà dell’importanza di rileggere la Shoah con la lente del genere.

Con il mio intervento – dice – vorrei poter stimolare una riflessione e un confronto sull’importanza che ha, ancora oggi, una lettura di genere delle vicende che hanno viste protagoniste molte donne durante la seconda guerra mondiale, sia nei racconti della deportazione, che in quelli del ritorno a casa dopo l’esperienza traumatica dei campi di concentramento. La mia riflessione parte dalla constatazione di come ci sia stata una drammatica censura culturale e sociale di tutta una produzione letteraria e memorialistica femminile che, per ragioni che analizzeremo insieme, non ha trovato terreno fertile per diffondersi; e al contempo, di come il silenzio delle donne che hanno vissuto l’esperienza della shoah non sia stato sufficientemente indagato.

Infine, Clotilde Pontecorvo conferirà su “L’ospitalità delle Brigidine”. Professoressa emerita di Psicologia dell’educazione presso l’Università di Roma Sapienza dal novembre 2009, Pontecorvo è stata in precedenza professoressa di Psicologia dell’alfabetizzazione e di Psicologia dell’interazione discorsiva presso il medesimo ateneo.

Ho avuto la possibilità di conoscere direttamente le suore del convento di Santa Brigida – dice – nel periodo della persecuzione nazifascista in Italia quando da bambina, insieme alla mia famiglia allargata, chiedemmo aiuto ad una zia cattolica che ci trovò un rifugio sicuro in un convento romano. Dal dicembre del 1943 al giugno del 1944 ci trasferimmo tutti presso le suore Brigidine di piazza Farnese; poco dopo ci raggiunse un’altra sorella di mia madre con il marito e due figli di due e di sette anni… eravamo diventati tredici ebrei rifugiati e madre Elisabetta, la superiora, chiese a mia madre di dirle con sincerità chi eravamo, suggerendoci di non rivelarlo a nessun altro, nemmeno alle altre suore, poiché alcune, italiane, potevano avere parenti per noi pericolosi. Mia madre capì che si poteva fidare e le rivelò la nostra vera identità… Noi, che eravamo 13, siamo ora diventati 58. Non abbiamo mai dimenticato la nostra madre superiora Elisabetta, che è stata poi beatificata da Giovanni Paolo II. Le abbiamo fatto avere la medaglia dei Giusti dello Stato di Israele perché, come dice il Talmud Babilonese, “Chi salva un uomo salva il mondo”.”

Vi aspettiamo. Romane e romani, non potete mancare!

Vuoi dire la tua sull'argomento?