Anna Burchi per Non solo Mozart

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Jacques-Louis David, Incoronazione di Napoleone, 1807-11, Louvre, Parigi

La monumentale tela dipinta da David nel 1807, con L’incoronazione di Napoleone a imperatore dei francesi, consegna alla storia l’atto ufficiale di nascita del Primo Impero, punto d’arrivo di un complesso processo storico e politico nato sulle ceneri della Rivoluzione Francese che Bonaparte seppe lucidamente sfruttare e gestire a suo favore.

Nato da una famiglia della piccola borghesia còrsa, abbraccia la carriera militare dalla parte della Rivoluzione che a Valmy nel 1792 era riuscita con un esercito di “straccioni” ad imporsi ai professionali eserciti posti in campo dall’Europa dell’Ancien Régime per arginare l’onda rivoluzionaria. Bonaparte si impone ben presto all’attenzione proprio per i suoi rapidi e travolgenti successi militari, con i quali riesce a conquistare alla Francia nuovi Stati e nuovi cittadini.

Canova-Napoleone-Marte
Antonio Canova
Napoleone come Marte pacificatore, 1803-6
Aspley House, collezione Wellington di Londra

I successi militari vanno di pari passo con il potere politico del quale si appropria lucidamente in una escalation che non conosce soste: dal colpo di stato del 1799 – con il quale rovescia il Direttorio e istituisce il Consolato – all’Impero – che fa proclamare dal Senato nel 1804 – diventa per quindici anni il signore dell’Europa e della Francia che torna con lui ad essere il centro della ribalta politica e militare europea.

Napoleone sa che il suo potere non ha radici profonde, fondato com’è sostanzialmente su brillanti campagne militari che, senza soluzione di continuità, insanguineranno l’Europa del primo ‘800. Sa però che formidabile alleata del potere è un’accurata politica delle arti in grado di sviluppare una potente campagna d’immagine in cui i migliori artisti dell’epoca lavorino a tutto tondo a creare il consenso necessario a far prosperare la sua creatura politica.

Con il consolidamento del potere politico e militare la figura di Napoleone, sotto la sua attenta e personale regia, si trasforma: da generale della rivoluzione ad eroe preromantico delle campagne d’Italia, da divinità portatrice di pace a novello Augusto fondatore di un moderno impero. Contemporaneamente la sua vicenda storica e le sue gesta diventano epopea nelle centinaia di immagini di battaglie che costituiscono ancora oggi un illuminante esempio di messaggio pubblicitario.

Brillante militare e grande comunicatore, Napoleone sapeva anche, come a suo tempo Luigi XIV, che il lusso funge da potente collante sociale tra le classi come strumento di consenso attraverso l’emulazione delle gerarchie che unirà nello stesso gusto del vivere il borghese, il prefetto e il maresciallo imperiale. Da qui la necessità di “inventare” uno stile nazionale che oltre a caratterizzare l’Impero, facesse in esso identificare i sudditi e potesse travalicare i confini dell’Impero stesso come modello culturale da esportare.

Villiers-Giovane donna che dipinge
Marie-Denise Villers
Giovane donna che dipinge, 1800
Metropolitan Museum New York

E nulla fu più adatto a soddisfare tali esigenze propagandistiche di quella moda neoclassica, che già da tempo si era andata facendo strada in Europa sotto l’influenza dello studio delle antichità greco-romane, e che poi la Rivoluzione aveva riempito di componenti ideologiche facendone il simbolo della rottura con il passato.

Napoleone utilizza pertanto il Neoclassicismo, già presente in Francia e in Europa, facendone un personale strumento di propaganda politica e piegandolo alle proprie esigenze: applicato alle arti, alla moda, all’urbanistica questo gusto diventa la lingua ufficiale dell’Impero che abbandonerà tuttavia lo stile severo e discreto coincidente con la fase repubblicana del potere napoleonico per declinarsi in un linguaggio nel quale artisti ed artigiani, di immensa maestria, plasmeranno materiali lussuosi per dar vita ad oggetti raffinatissimi nei quali gli elementi decorativi glorificheranno il potere imperiale che si fa esso stesso soggetto della decorazione, mediante l’adozione costante di simboli che lo rappresentano (monogramma N cinto d’alloro, api d’oro, aquile): in tal modo il gusto neoclassico diventa lo “stile impero” esportato ed adottato ovunque Napoleone abbia esercitato il suo potere.

Divano recamier
Divano Récamier

L’antichità classica greca e romana, che il Neoclassicismo della prima ora aveva preso come modello per rifondare una società basata sulla ragione e sui valori espressi dalle forme del mondo antico in opposizione all’Ancien Régime, viene riutilizzata per glorificare e propagandare, secondo rituali molto vicini a quelli ripudiati dalla Rivoluzione, un Impero che vuole essere moderno ma che resta sostanzialmente antico.

Vaso con le Muse
Manifattura Wedgwood
Vaso con le Muse, fine XVIII sec.
Metropolitan New York

L’impero romano e quello napoleonico hanno molto in comune: sicuramente la predestinazione della caduta contenuta in nuce nella loro vastità che ne rese ad un certo punto impossibile la difesa. Questo certamente, nel generale plauso, fu avvertito da qualche spirito più sensibile o più lucido. Certo è che, proprio nel campo delle arti, e proprio nel periodo di maggior vigore della campagna propagandistica perseguita dall’Impero, qualcuno coglie, nel generale entusiasmo trionfalistico, gli orrori della guerra. Sono voci isolate, ma non per questo meno chiare, della nuova sensibilità romantica; sono la prefigurazione, dopo l’irresistibile ascesa, della disfatta finale di Napoleone.

Articolo di Anna Burchi, storica dell’arte, tra i fondatori de La Serliana.

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