Nino Manfredi: la verità del teatro e le recite dei politici

Una mia intervista con l’indimenticabile grande artista, pubblicata sulla rivista di cultura e politica Idea nel 1997

Nino Manfredi nella commedia "Parole d'amore... parole"
Nino Manfredi nella commedia Parole d’amore… parole. Foto © Tommaso Le Pera, per gentile concessione dell’autore (a destra, Rita Charbonnier)

La scelta di interpellare Nino Manfredi risulta felice, per l’alta presenza etica del popolare e grande attore. Con umiltà di statura superiore, Manfredi conclude la sua dichiarazione, tra disillusione e nello stesso tempo necessità di non rinunciare, invitando a cercare i modelli che non ci sono, perché: “Chi ha dignità, continua”.

Giuseppe Selvaggi, direttore di «Idea»

Una tesi sostenuta da Susanna Tamaro su Famiglia cristiana ha fatto discutere: secondo la scrittrice, il successo letterario può portare voti utili a entrare nella vita politica. La letteratura contemporanea sarebbe quindi in grado di influenzare — più o meno direttamente — le convinzioni politiche di chi ne fruisce. Il dibattito che ne è sorto mi ha indotta a indagare sulle possibilità che avrebbe in tal senso il teatro contemporaneo: il luogo nel quale la parola letteraria è agita. Ho interpellato Nino Manfredi, in tempi recenti autore, interprete e regista della commedia Gente di facili costumi, che narra l’incontro tra un intellettuale di grandi ambizioni ma di modeste occupazioni, e una prostituta ignorante quanto genuina. Dunque, Manfredi: il teatro può muovere il consenso politico?

MANFREDI — Rispetto alle dichiarazioni di Susanna Tamaro, o di altri intellettuali, preferirei non pronunciarmi, perché tra quello che si afferma, e quello che poi viene scritto sui giornali, spesso ce ne corre, purtroppo… l’unica cosa che posso dire è questa: il momento nel quale, in teatro, l’attore recita, è il momento della verità. I politici invece recitano sempre… e la verità dove sta?

Nella tua ultima commedia hai affrontato diversi argomenti di attualità. Il teatro è quindi un luogo utile a riflettere su questioni di interesse generale?

MANFREDI — Chiunque abbia fatto teatro ha sempre cercato di esprimere un malcontento, e il malcontento oggi è reale. La disoccupazione è aumentata, il disagio è aumentato, i negozi chiudono, i ristoranti perdono clienti e quindi eliminano anche il giorno di riposo… questa è la realtà con la quale tutti devono fare i conti. E intanto i politici non fanno che scambiarsi i ruoli ed evitare di affrontare i problemi reali. I veri teatranti sono i politici, non gli attori. Io li guardo, in televisione, e le loro bocche menzognere mi fanno impressione. Poi, più sono belli e più mi fanno impressione, perché i politici brutti assomigliano a cartoni animati, a vignette… mentre quelli belli sono proprio spaventosi! Il loro è un continuo “giuoco delle parti”, e forse non si accorgono nemmeno che stanno mettendo in scena Pirandello. In questa confusione non si riesce a capire qual è la manovra, chi muove i burattini e chi dirige lo stesso burattinaio.

In passato, tu sei stato vicino a determinate correnti ideologiche. Queste tue affermazioni derivano dalla delusione per il fallimento di un ideale?

MANFREDI — Alcuni di noi in passato sono stati socialisti. Nell’animo lo siamo ancora, ma dall’ideale alla realtà dei fatti purtroppo ce ne corre, e quell’ideale è definitivamente bruciato. Allora non ci resta che mantenere un’etica, un comportamento che nel nostro piccolo speriamo possa in qualche modo essere utile. Chi ha dignità continua, individualmente, a coltivare i propri valori, ma nell’insieme la gente è perduta: avrebbe bisogno di esempi, e gli esempi che abbiamo non sono molto edificanti.

A cosa è dovuta, secondo Nino Manfredi, questa perdita dei valori nella politica?

MANFREDI — Alla sete di denaro, alla superficialità, alla sete di protagonismo. A una generale tendenza di questa società a rincorrere modelli sbagliati, a puntare al risultato facile, dimenticando che per ottenere qualsiasi cosa è necessario applicarsi, faticare, studiare. Ogni meta è una conquista; non dimentichiamo che tutti i grandi artisti della storia sono andati a bottega. Certo, gli ostacoli da superare oggi sono aumentati, perché siamo molti di più.

Vedi una via d’uscita da tutto questo?

MANFREDI — Mah… sono state denunciate un sacco di persone, si sono massacrati tra di loro, è venuto fuori il peggio del peggio… ma poi, cosa è cambiato? Dov’è la volontà di migliorare la situazione? Secondo un vecchio detto, “a chi ha a che fare con l’oro resta solo la polvere”; e invece a certa gente sono rimasti i lingotti ammucchiati in cantina! L’altro giorno ho avuto una conversazione con un grande industriale, un uomo di ottantasei anni, che ha realizzato cose straordinarie; e lui mi parlava del problema del costo del lavoro, che limita la possibilità di impiegare persone, e toglierle così dalla disoccupazione. Ma nessuno sembra voler affrontare questi nodi cruciali; e chissà che dietro le dichiarazioni ufficiali non ci siano delle manovre occulte.

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Questo è il sito di Rita Charbonnier, autrice dei romanzi Figlia del cuore (di prossima uscita per Marcos y Marcos), La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011). Scopri di più...

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