Vi sarà senz’altro capitato di sentir dire, o addirittura leggere su un blasonato quotidiano, frasi bizzarre come quella del titolo di questo post. Non solo bizzarre, ma anche sbagliate, da zero spaccato e da matita blu: perché violano la regola grammaticale della concordanza di genere. “Il ministro” fa pensare a un uomo, ma “incinta” può essere solo una donna, o no? Si dice ministra, perché ministro, così come sindaco o postino, è un vocabolo che forma il maschile in -o e il femminile in -a. Punto e basta.

Vocabolaria_300Queste e altre osservazioni troverete nell’ultimo libro elettronico realizzato da Scrittura a tutto tondo. Non è un romanzo, né un libro di poesie, né un saggio; non è un’opera individuale, perché è stato concepito e portato avanti da un terzetto di donne; e non è, peraltro, un libro in vendita perché è pubblicato con una licenza Creative Commons e si può scaricare gratis. Cos’è, dunque?

Vocabolaria — Dire la differenza è un piccolo compendio di termini utilizzabili in modo più che corretto, nel genere femminile, per definire professioni e ruoli fino a qualche tempo fa solo “maschili”. L’iniziativa mira quindi al superamento del sessismo linguistico e intende rivolgersi in primo luogo agli studenti, perché arricchiscano il proprio vocabolario di termini differenti. Anzi: la propria Vocabolaria! 😉

L’eBook rientra in un progetto ideato dall’Associazione Culturale Piano F e realizzato con il sostegno della Regione Lazio. Per valorizzare le differenze — dichiarano le promotrici dell’iniziativa — il primo passo è nominarle per ciò che sono, fuori da ogni stereotipo; il sessismo linguistico alimenta forme di discriminazione sociale e cancellazione culturale delle donne. Questo eBook, unitamente a un poster pieghevole e a uno slideshow, affronta dunque i dubbi e i problemi più comuni che nascono quando si tratta di “dire la differenza”, cioè di parlare di donne e uomini con chiarezza. L’assessore, l’assessore donna o l’assessora? Il giudice donna, la giudicessa o la giudice?

Vocabolaria si rifà a un principio molto semplice: l’italiano è una lingua che prevede il genere grammaticale maschile e femminile.

La parola assessore, per esempio, forma un regolare femminile assessora; rettore diventa rettrice; presidente resta invariato ma cambia l’articolo, la presidente. Se quindi, come troppo spesso accade, il femminile viene usato poco o “suona male”, il problema non è nella lingua ma nel modo in cui la usiamo. Se vogliamo nominare la differenza, sovvertiamo gli stereotipi, non la grammatica!

Leggete e diffondete!

1 commento a: Il ministro è incinta? Oh, no! Leggi «Vocabolaria»!

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