Ghosting | Elaborazione grafica

Quando non ti va più di sentire qualcuno e quel qualcuno continua a cercarti, lo blocchi. Non gli dici che non vuoi più avere a che fare con lui né gli dici perché, non inventi una scusa: ti limiti a non rispondere più alle sue telefonate, ai messaggi e alle email che ti manda, e sui media sociali sparisci solo per lui. Diventi un fantasma, un ghost. Io consideravo il ghosting una pratica assolutamente deprecabile finché non mi sono ritrovata a metterla in atto, e da allora mi sembra che nascondersi nell’evanescenza si possa, e possa essere opportuno se non necessario.

Ghosting anche no

Con qualche eccezione, la prima delle quali è: sul lavoro. Se qualcuno ti invia una proposta, ti inoltra una richiesta, ti spedisce un curriculum, tu DEVI rispondergli/le in tempi ragionevoli. Se non lo fai, ti comporti in modo poco professionale: il professionista ha delle priorità ma trova un minuto per rispondere, e non solo quando è strettamente necessario. Alla peggio basta accusare ricevuta con due parole tipo mi scusi ma al momento mi è proprio impossibile dar corso alla sua richiesta. Non rispondere è comunque una risposta, ovviamente negativa, ma è espressa in modo scorretto perché il professionista non può non assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. Se non hai la forza di dire esplicitamente mi spiace ma non posso aiutarla, mi spiace ma la sua proposta non mi interessa, potrebbe esserti utile fare due chiacchiere con un coach specializzato. Non c’è niente di terribile nel dire di no. No è solo una tra le possibili risposte.

Certo, ci sono quelli che si offendono, ci sono anche gli zotici e i rompiscatole che sul lavoro fanno solo perdere tempo, ma a meno che si tratti di autentici psicopatici sarebbe preferibile erigere un muro che non sia fatto solo di silenzio. Poi ci sono i troll e gli hater, sul lavoro e nella vita, e loro vanno senz’altro ignorati poiché qualunque interazione, anche la più ragionevole, nutre l’odio che provano. Sui media sociali questi individui, se particolarmente fastidiosi o aggressivi, si segnalano e su Twitter la cosa funziona benissimo mentre su Facebook e YouTube forse un po’ meno (nella mia esperienza).

Un’altra eccezione alla regola: quella della relazione sentimentale che si preferisce interrompere. Mi sembra che bloccare improvvisamente sullo smartphone la persona cui abbiamo sussurrato e scritto parole dolci fino a un attimo prima sia una manifestazione di aggressività passiva veramente odiosa. Così facendo trasformiamo la persona speciale in una persona che non esiste più, che è come non fosse mai esistita. Eppure è una pratica molto in uso, soprattutto presso i Millennial.

Ghosting sì, grazie

Il ghosting fa abbastanza comodo quando con la persona della quale ci siamo scocciati abbiamo solo una conoscenza superficiale. Cosa molto diffusa in un mondo che offre numerosi canali di comunicazione, grazie ai quali abbiamo frequenti contatti con un gran numero di persone o ne abbiamo notizie. Magari abbiamo conosciuto un tizio a casa di amici tre anni fa e poi non l’abbiamo più rivisto né l’abbiamo sentito a voce, però ci siamo scambiati i numeri e siamo in contatto su whatsapp e su Facebook. E a un tratto il tizio apre una rosticceria e ci bombarda di messaggi copia-incolla che spiegano come i suoi polli allo spiedo siano i migliori della provincia, con tanto di detestabile preghiera di diffusione, e ci inserisce pure nel gruppo “Amici della rosticceria di Tizio”.

Uno così, io lo blocco senza pensarci due volte.

Inoltre, il ghosting è benedetto quando il rapporto non è poi così superficiale, ma ha qualcosa di poco chiaro, di ambiguo. Quando non capiamo bene chi sia e cosa voglia da noi l’altra persona; se quella che ci offre è un’amicizia pura o interessata, ad esempio. Oppure se quel che dice contraddice quel che fa, nei confronti nostri o del mondo. In questi casi, tentare di chiarire in qualche modo che preferiamo allontanarci sarebbe inutile se non dannoso; ci farebbe perdere energie e potrebbe addirittura innescare un conflitto.

Meglio allora rendersi selettivamente introvabili e lasciare la persona nell’attesa di segnali acustici e spunte blu che non arrivano. Non è detto, peraltro, che la persona sia effettivamente in attesa e che l’attesa sia struggente.

Il problema è che anche fare ghosting richiede un certo dispendio di energie. Nel secolo scorso potevamo limitarci ad appiccicare un post-it sul telefono di casa per ricordare a genitori e fratelli che, se chiamava Tizio, dovevano rispondere: non c’è e non so quando rientra. Dopo un po’ Tizio capiva l’antifona e smetteva di telefonare. Oggi ci tocca bloccarlo su una decina di canali di comunicazione.

Chissà se ne vale la pena.


Immagine di apertura: R. Crap Mariner.

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