Tra il 1938 e il 1939 Evi Maltagliati interpretò diversi film, cosa che la indusse a fare meno teatro del solito. Questa sua scelta fu, a quanto sembra, piuttosto criticata; si parlò di diserzione (altri tempi!). In questo articolo, pubblicato sul quindicinale di teatro «Il Dramma» il 15 giugno 1938, l’attrice si racconta e si giustifica. Si tratta di uno stralcio e lo pubblico a scopo divulgativo; non essendomi stato possibile rintracciare gli eredi di Evi Maltagliati, rimango a disposizione di quanti avessero a vantare diritti in merito al testo presente su questa pagina.

🎭 Per informazioni su Evi Maltagliati ➡️ Treccani ➡️ IMDb ➡️ Repubblica

Sono nata nel… beh, questo non ha importanza. Comunque posso assicurarvi che sono nata non molti anni fa a Firenze. La mia infanzia è stata come quella di tutti i bambini. Nulla di tragico o di terribilmente raccapricciante è mai venuto a turbare il mio spirito nel primo periodo della mia vita. Giocavo, andavo a scuola, e mia madre mi rifilava dei santissimi scapaccioni, quando davanti al vocabolario e a un foglio di carta bianca maledivo il latino e chi ne aveva reso lo studio obbligatorio.

Evi Maltagliati
Evi Maltagliati nei panni della Monaca di Monza ne I promessi sposi di Mario Camerini (1941)

Non so come mai la mia famiglia avesse deciso che avrei dovuto divenire insegnante di pianoforte. Io che della musica ben poco capisco e che dell’insegnamento ho un sacro orrore. Ma sopravvenne un salutare esaurimento nervoso. Troncai gli studi e un giorno, di nascosto da tutti, m’iscrissi all’Accademia di Recitazione, dove allora insegnava la Vitaliani. Dopo tre mesi – avevo allora 14 anni – fui scritturata dalla Compagnia Galli-Guasti, che cercava una ragazzina che facesse la nipotina della Galli nel secondo atto delle Campane di San Lucio. Durante l’anno comico l’attrice giovane si ammalò o se ne andò. Non ricordo più bene. Io la sostituii in quelle parti che meno stridevano con la mia troppo giovane età.

Così a poco a poco m’impadronivo di quest’arte, che pare a molti semplice e facile, e che invece importa uno studio ed una costanza, soprattutto una costanza che non è poi dote di tutti. Fui amorosa con la Melato e con la Melato-Betrone. Tatiana Pavlova era allora l’attrice più applaudita e più ascoltata dal pubblico italiano. La sua Compagnia, che portava fra noi un affiatamento ed una cura scenica nuovi per il nostro teatro, era senza dubbio la più interessante. Fui scritturata da lei, quale attrice giovane, e rimasi due anni in quella formazione. Furono gli anni decisivi per il mio destino di donna, perché in quel periodo incontrai quello che doveva essere mio marito. Un matrimonio d’amore il mio, e per realizzarlo dovetti combattere non poco. Mia madre, che non s’era opposta al mio desiderio di divenire attrice, forse perché quello era stato un suo sogno di adolescente, si oppose recisamente e decisamente al mio matrimonio. Ero troppo giovane, diceva; poi sostenne che non dovevo assolutamente sposare un attore… […]

Evi Maltagliati sulla copertina di un numero de il Dramma

Dopo un anno nacque nostra figlia Grazia [Grazia Cappabianca, che a sua volta fu attrice] che non rappresenterà certo una delusione per me, mai, perché non ho l’abitudine di fare progetti per l’avvenire. […] Dopo la nascita di mia figlia, entrai come primattrice nella Compagnia Ricci, ed ebbi parti in due commedie che sono piaciute molto al pubblico: Facciamo un sogno e Dolce intimità. Debbo dire, ad onor del vero, che di fare la prima donna non me l’ero cacciato in testa io. Fu un’idea di Ricci, il quale giurava e spergiurava che ci sarei riuscita. Ora devo riconoscere che Ricci ha delle idee ottime; almeno quella che ebbe nei miei riguardi fu eccellente.

Rimasi dunque primattrice. Ho recitato – questo speriamo lo sappiate tutti – con Tofano e Cervi prima; in questo Anno Teatrale con Tofano soltanto, ed ora farò del cinematografo per almeno un anno.

Si è tanto parlato di questa mia assenza dal teatro e si è scritto “diserzione” con evidente rimprovero. A torto: fare dei film ogni tanto è necessario per noi: essi servono a portarci verso un pubblico che sulla scena non ci conoscerà mai. Centinaia di migliaia di persone non verranno mai a teatro ma vanno al cinematografo. Perché non dovremmo fare la conoscenza di questi spettatori?

Evi Maltagliati in Aldebaran di Alessandro Blasetti (1935)

Poi devo confessare che un periodo cinematografico nella nostra vita è anche un periodo di riposo; ogni tanto – per chi recita tutte le sere – è necessario. La parte che si recita davanti la macchina di presa [sic] è indubbiamente faticosa, ma per qualche settimana. Vi sono poi dei giorni di completa vacanza, delle pause anche durante la lavorazione del film. Insomma, si può respirare. E per “respirare” intendo un viaggio, magari di due giorni. Viaggiare è ciò che amo di più; infatti ho scelto una carriera che m’accontenta abbastanza. Ho viaggiato molto nella mia vita e spero di viaggiare ancora moltissimo. […]

Certuni, che mi hanno sentita recitare, sostengono che la mia voce, udita dal palcoscenico, muti totalmente e sia affatto diversa da quella che io uso per parlare alla buona con i miei simili. Si dice che ho una voce sensuale, calda, travolgente. Dico “si dice” perché io non saprei giudicare a questo proposito. La parte che recito mi prende, ed io non sono più io, senza fare del pirandellismo.

Voglio bene alle bestie, ma non voglio saperne di cani in camerino. Mi sa di lezioso, di sciocco, di fatuo. Così come non picchierei o maltratterei alcun animale, non sono capace di fare moine inutili. Non sono una suffragetta, ma una donna moderna che lavora e che del lavoro conosce tutta la responsabilità e la serietà.

A questo punto dovrei parlarvi della mia arte, ma non spetta a me. Un’attrice può dire qualche cosa della sua vita per la curiosità del pubblico, ma non può confondere le interpretazioni sceniche con il profumo che le piace di più.

Ma io non vi parlerò nemmeno di profumi…

Evi Maltagliati

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