Libri e computer: gli amanti della lettura usano social come Anobii, Goodreads e Instagram.

Ho creato un mio profilo su Goodreads parecchio tempo fa, quando nessuno in Italia sapeva cosa diavolo fosse questa rete sociale americana dedicata ai libri e chi ne utilizzava una, utilizzava Anobii. L’ho creato più che altro perché Goodreads offriva fin da allora (una decina d’anni or sono) la possibilità di crearsi una “pagina autore”: il mio primo romanzo era appena uscito negli USA e desideravo far sapere, anche in quel modo, che esistevo come autrice. Ci ho inserito comunque, per un po’, i libri che leggevo, anche se al tempo sulla piattaforma figuravano solo quelli in lingua inglese, per cui sprecavo un sacco di energie nell’andare a cercare le versioni in inglese dei libri che leggevo in italiano (leggo molto preferibilmente in italiano) finché non mi sono stufata, e il profilo è lì che langue da quel dì.

Preferisco di gran lunga Anobii. Che alcuni mesi fa la Mondadori ha venduto a Ovolab, società torinese che sta lavorando al rinnovo della piattaforma (chissà cosa ci aspetta).

Ma ha ancora senso che esista un media sociale esclusivamente dedicato alla lettura, oggi che gli amanti dei libri (e non solo loro) si tuffano su Instagram a peso morto? 

A me sembra di sì, perché Instagram ha talvolta un tono scioccherello che può dare un po’ ai nervi e certamente è simpatico fotografarsi insieme a un libro, o fotografare un libro in un’ambientazione suggestiva, ma per parlare di parole, non sarebbe più sensato utilizzare prima le parole e poi le immagini?

Su Instagram, inoltre, si tende a mettere di tutto, anche la foto del proprio alluce smaltato che emerge dalla schiuma della vasca da bagno e chissà quanti like, mentre Anobii è solo libri, libri e basta, quindi chi ci va, ci va per quello e tendenzialmente ne capisce un po’ di più (e no, non è male capire un po’ di più di qualcosa).

Ma soprattutto, su Instagram non puoi cercare notizie e pareri su un libro specifico, ma solo seguire qualcuno che legge tanto e ama parlare delle proprie letture — anzi, fotografarle. Il tutto è, alla fine dei conti, un po’ casuale.

Ciò detto, credo che Anobii sia meglio di Goodreads perché:
  • è di semplice utilizzo. Goodreads è parecchio complicato: lo dicono gli utenti, non io. Ha una quantità esorbitante di menù e sottomenù, sezioni e funzioni, dai quiz alla segnalazione di eventi letterari, dagli approfondimenti alla possibilità di inserire i propri testi per sottoporli al giudizio della comunità… e non appena si apre la pagina principale, si viene aggrediti da banner relativi a concorsi, sondaggi e pubblicità invadenti. È, insomma, un sito-supermercato che strilla.
  • Anobii non è solo una rete sociale, ma anche un diario personale dei libri letti. Da bambina tenevo nota delle mie letture su un bel quaderno; da quando c’è Anobii lo faccio online e i vecchi cari quaderni sono custoditi in una scatola. All’interno del profilo personale c’è inoltre una sezione di statistiche: quanti libri ho letto finora? È vero, c’è anche su Goodreads; lì si può persino impostare un obiettivo da raggiungere, anzi una sfida: il Reading Challenge, il numero di libri che si punta a leggere nell’anno. Che a me sembra una stupidaggine. Anche perché è una sfida pubblica: Goodreads è fortemente focalizzato sullo sharing. (E naturalmente, incentivare la comunità a leggere “più libri” — non “libri più belli” — è un’operazione di marketing da parte di un colosso che in parte è di proprietà di Amazon).
  • Neanche a dirlo, Anobii è in italiano mentre l’interfaccia di Goodreads è solo in inglese.

Spero soltanto che la ristrutturazione da parte di Ovolab, attualmente in corso, non snaturi la piattaforma, e soprattutto che il mio “bel quaderno”, il mio archivio personale dei libri letti, non subisca danni… altrimenti Ovolab avrà mie infuriatissime notizie 😉

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