Maria: una storia di affidamento familiare

«Ognuno di noi vive nell’attesa di qualcosa, ma la realtà dei fatti è sempre diversa da ogni congettura e persino da ogni mira» scrivevo tempo fa. Talvolta accade che i nostri desideri si realizzino in modi inaspettati, o magari dopo lunghe attese, quando abbiamo ormai smesso di sperare che si realizzino.

La mia amica Maria aveva perso le speranze. Non credeva più che i Servizi sociali le avrebbero concesso l’affidamento di un bambino. Era convinta che l’avessero etichettata come una donna difficile, dal palato delicato, a cui non vanno bene le situazioni che potrebbero rivelarsi impegnative. 

Affidamento familiare: alcuni bambini

Maria aveva seguito scrupolosamente le regole. Il Comune organizzava corsi di preparazione all’affidamento familiare e lei ne aveva frequentato uno. Gli assistenti sociali avevano visionato la sua casa per verificare che fosse idonea: tutto okay.

Poi però le avevano proposto di accogliere una bambina malata terminale e senza famiglia, e Maria non era certa di sentirsela. Non aveva detto di no, ma nemmeno di sì, e la cosa si era trascinata per un po’, finché l’assistente sociale non aveva trovato un’altra soluzione.

Dopo un mese era tornata all’attacco. Quella volta si trattava di accogliere un’adolescente problematica che una famiglia ce l’aveva, ma era proprio disastrata, e Maria aveva detto subito di no. 

E dopo altri tre mesi, in un pomeriggio come un altro, ormai quasi dimentica di tutto, Maria era nel salotto della sua casa, immersa nella lettura di un romanzo. Sfogliava le pagine con lentezza: quel libro le piaceva così tanto che temeva di finirlo troppo presto.

Era arrivata a un momento clou della trama quando il suo smartphone si mise a strepitare. Sbuffò e rispose freddamente; ma non appena riconobbe la voce dell’assistente sociale, scattò in piedi.

Una bambina di sette anni, di origini africane, aveva bisogno di una donna che le facesse da madre.

Ho visto con i miei occhi quella bambina trasformarsi nel tempo, grazie alle cure di Maria, da creatura spaventata in una ragazzina allegra ed energica; il suo rendimento scolastico passare dal nulla all’ottimo, le sue difficoltà nel relazionarsi con il prossimo lasciare il posto a una vivace socialità adolescenziale e a una sorprendente capacità di interloquire con gli adulti.

L’ho vista, e la vedo tuttora, chiamare “mamma” Maria, una donna che non ha alcun legame genetico con lei.

Il mio romanzo Figlia del cuore, che uscirà il 16 settembre 2020 per i tipi di Marcos y Marcos, si occupa di questi argomenti ed è basato su questa storia.

L’affidamento familiare è un istituto del quale si è parlato molto, e molto male, a partire da circa un anno fa (ça va sans dire, caso Bibbiano). Ora l’indagine è chiusa, si faranno i processi, si capirà finalmente cosa diavolo è successo sgombrando il campo da ogni volgare strumentalizzazione. Ma anche se la mela fosse marcia, il resto dell’albero, fino a prova contraria, è sano! Delegittimare il lavoro degli assistenti sociali e denigrare l’affidamento familiare in quanto tale significa mettere in pericolo migliaia di bambini sfortunati.

Alcuni genitori non sono in grado di occuparsi dei propri figli perché hanno problemi che, però, sembrano avere una natura transitoria; allora interviene questa formula, nella quale un sostituto del genitore, per qualche tempo, si prende cura del bambino. Questo è l’affidamento familiare.

Tutti possono prendere un bambino in affido: coppie con e senza figli, sposate oppure no; persone nubili e celibi, divorziate e vedove, persone e coppie omosessuali. Si tratta, inoltre, di una formula elastica e adattabile: può prevedere che il minore si trasferisca nella casa dell’affidatario, che vi dorma alcune notti a settimana o che non vi dorma affatto (vedi anche questa intervista con Carla Forcolin). L’affido può essere consensuale, cioè disposto in accordo tra la famiglia di origine, i Servizi sociali e gli affidatari, oppure giudiziale, cioè ordinato dal Giudice e disposto senza il consenso della sua famiglia.

In Italia i bambini in affidamento familiare residenziale (che, cioè, abitano con l’affidatario) sono poco più di 14.000; in quattro casi su cinque il provvedimento è ordinato dal Giudice. Si tratta di un numero davvero esiguo se lo si confronta con i dati della Spagna (19.000 bambini), dell’Inghilterra (oltre 50.000), della Germania (quasi 70.000) e soprattutto della Francia (oltre 97.000).

NB: dati aggiornati al 2017 e pubblicati nella primavera di quest’anno a cura del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nei Quaderni della ricerca sociale, n. 46.

Da noi, evidentemente, si preferisce non interrompere i rapporti tra genitori e figli biologici, a meno che le situazioni appaiano proprio irrecuperabili; si tende a dare al legame di sangue un valore eccessivo, forse ideologico, senza dubbio di gran lunga superiore a quello percepito dagli inglesi, dai francesi e dai tedeschi.

Utilizzerò un termine di moda: sopravvalutato. In Italia il legame di sangue (c’è chi ancora parla di “sacro vincolo”) è mostruosamente sopravvalutato.

About

Questo è il sito di Rita Charbonnier, autrice dei romanzi Figlia del cuore (di prossima uscita per Marcos y Marcos), La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011). Scopri di più...

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