Il caso Fedez e l’Italia clientelare

Il “sistema” che tanto fa discutere è duro a morire, e certamente non riguarda solo la RAI. È nel nostro DNA

Il "caso Fedez": il rapper durante un concerto
Foto di Greta (dettaglio), da Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0

Numero uno. Oggi è la giornata mondiale della libertà di stampa e l’Italia, nella classifica annuale di Reporter senza frontiere che la misura, è all’ultimo posto in Europa. Numero due. L’altro ieri è esploso il “caso Fedez” che continua a far parlare di sé (soprattutto sui social). Chissà che le due cose non siano collegate. Per chi avesse chiuso le orecchie, gli occhi e le finestre negli ultimi tre giorni, segue un elenco dei punti salienti del “caso Fedez”; chi invece ha seguito la vicenda, può saltarlo a piè pari e scorrere più in basso.

  • Fedez scrive un monologo che intende leggere al concertone del 1° Maggio. La RAI gli chiede di leggerlo prima che si vada in scena
  • Nel monologo, Fedez riporta alcune dichiarazioni orribili e demenziali che personaggi politici della Lega hanno rilasciato in tema di omosessualità
  • Fedez riceve una telefonata dalla RAI nel corso della quale gli si chiede di edulcorare il monologo. Lui s’incazza come una biscia e parla di censura
  • Al concertone, Fedez recita il suo monologo specificando che hanno tentato di imbavagliarlo
  • La RAI pubblica una nota nella quale dice che non è vero che hanno tentato di imbavagliarlo
  • Fedez pubblica su Twitter il video della telefonata nella quale hanno tentato di imbavagliarlo (che viene visto da milioni di persone).

Ci sono stati strascichi (e passaggi intermedi) sui quali non mi soffermo. Mi sembra invece interessante l’intervista con Roberto Fico, di Annalisa Cuzzocrea, pubblicata ieri su Repubblica. Il “caso Fedez” dovrebbe servirci a mettere in atto una riflessione più ampia sulla televisione pubblica e su alcuni suoi difetti che vanno superati; il Presidente della Camera parla di “cultura della lottizzazione” e dichiara:

Le nomine dei direttori dei telegiornali o dei direttori di rete derivano da accordi tra i partiti di maggioranza che in quel momento sono al governo. Inoltre, soprattutto nei periodi in cui si avvicinano le nomine, alcuni dipendenti Rai cercano di essere sponsorizzati dalla politica per avere nuovi posizionamenti di potere all’interno dell’azienda.

Si tratta di dirigenti che — osserva Cuzzocrea — vigilano affinché i programmi di cui si occupano non diano fastidio a qualche potente. Non sia mai che durante un programma RAI si pestino i piedi a qualche potente, che sia leghista o altro; bisogna fare di tutto per evitarlo. Una situazione che perdura da tempo immemorabile (anche a me è capitata un’esperienza del genere, a dir poco grottesca). Queste cose le sanno tutti, nessuno fa nulla. 

E perché nessuno fa nulla?

Risposta: perché la cultura della lottizzazione non è propria della RAI. È propria dell’Italia. E in tale cultura è ovvio che la libertà di stampa (tornando ab ovo) non possa trionfare, o no?

Il problema non è il rapporto della RAI con la politica. Il problema è il rapporto dell’italiano con il potere. L’Italia è basata sul clientelismo, pratica efficacissima nell’autoalimentarsi e perpetuarsi, quindi difficilissima da scardinare. Si ha un bell’evocare la meritocrazia, strappandosi i capelli per i cervelli in fuga, ma se il “sistema” premia quasi esclusivamente coloro che si impegnano a eternarlo, sono parole e ciuffi di capelli al vento.

Io non sono arrabbiata con la RAI, sia chiaro, anche se penso che Fedez — uomo intelligente e pieno di passione — non potesse evitare di arrabbiarsi. E di certo non sono arrabbiata con l’Italia. Siamo figli della nostra storia e anche della nostra geografia, dell’essere stati divisi e dominati, di Franza o Spagna purché se magna, di una mano lava l’altra (e tutte e due rubano l’asciugamano, aggiungeva Marcello Marchesi).

Quindi, adesso ci ritroviamo impelagati in abitudini dannose (ma in qualche distorto modo utili, altrimenti non le avremmo). Siamo psicologicamente malati a livello collettivo e, come l’individuo psicologicamente malato, dobbiamo prendere consapevolezza del male, così da poterlo affrontare.

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Questo è il sito di Rita Charbonnier, autrice dei romanzi Figlia del cuore (di prossima uscita per Marcos y Marcos), La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011). Scopri di più...

2 commenti su “Il caso Fedez e l’Italia clientelare

  1. Sarà che non ti interessa a letteratura, ma in quanto tale scrivi proprio bene, anche meglio di Veronesi… NON PUBBLICARLO!

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