Un romagnolo re di Francia

1773: a Modigliana, nel cuore della Romagna, il figlio di uno sbirro viene scambiato con la figlia di una nobile coppia straniera. E diverrà re dei francesi. Una storia da romanzo?

La strana giornata di Alexandre Dumas - il romanzo su Maria Stella Chiappini

Uno scambio di neonati, avvenuto a Modigliana nel tardo ‘700, avrebbe portato sul trono di Francia, nel 1830, il figlio di uno sbirro italiano. Un mistero storico, forse una leggenda, su cui molto è stato scritto, formulando ipotesi; anch’io ho dato il mio contributo, con il romanzo La strana giornata di Alexandre Dumas.

Lo stesso autore de I tre moschettieri si è occupato del “baratto”: vi dedica un intero capitolo delle sue Memorie — liberamente scaricabile, in traduzione italiana, qui sotto.

Alexandre Dumas – Le mie Memorie, capitolo LXXXII – Scarica il Pdf

Ma cosa esattamente accadde in quel 1773? A quanto sembra, una nobile coppia francese era ospite dei conti di Modigliana, i Borghi, quando la donna partorì una bambina. Era la sua terza gravidanza; le altre due si erano interrotte. Quella coppia, di stirpe reale, aveva un estremo bisogno del figlio maschio, per ragioni dinastiche e per poter conservare la propria ricchezza.

Una delle serve dei Borghi, moglie del guardiano delle carceri, partorì un maschio lo stesso giorno. Così il neonato fu ceduto alla coppia francese, a fronte di un mucchio di quattrini. La coppia italiana si prese i soldi e la neonata, la allevò come figlia propria e la battezzò Maria Stella Petronilla Chiappini.

Questa, perlomeno, la ricostruzione dei fatti che fece la stessa Maria Stella, quando scoprì di non essere figlia dei suoi genitori (con i quali non era mai andata molto d’accordo). Aveva quasi cinquant’anni: fu ignara di tutto per più di metà della sua vita. E da allora sostenne la sua verità con forza, tra processi, proclami e la pubblicazione di un libro di memorie. Voleva il riconoscimento dell’appartenenza alla sua famiglia di origine, alla sua stirpe, e voleva portarne il nome.

Qualche tempo fa, l’appassionato collezionista cesenate Lelio Burgini ha scovato in un mercatino una lettera autografa di Maria Stella, risalente al 1824. Allora, lei aveva appena intentato la causa per il riconoscimento delle sue origini e il processo stava per iniziare. È la lettera di una persona in ansia, che non sa quale sarà la sua sorte.

La lettera di Maria Stella ritrovata

Visualizza la trascrizione della lettera

Lelio Burgini ha poi acquistato dalla Francia un’edizione del 1839 delle memorie di Maria Stella. Nell’ultima pagina qualcuno aveva incollato dei foglietti con brani di testo: aggiunte e correzioni. Che quella copia sia appartenuta a Maria Stella, e quelle modifiche siano opera sua?

Così mi ha scritto il signor Burgini:

Pagina delle Memorie di Maria Stella

Questa pagina è nella quarta ristampa delle sue memorie, edita nel 1839. Tutte pagate da lei e tutte con lo scopo di trovare consensi. Sappiamo inoltre che faceva stampare volantini e li faceva distribuire, sempre per perorare la sua causa. In questa pagina del libro sono riportate tre frasi che con fatica potrai leggere. Chi le ha inserite, si è servito di un TIMBRO. La prima frase è impressa direttamente nella pagina, mentre le altre due sono stampate su foglietti che sono stati incollati, coprendo probabilmente quanto un altro timbro aveva impresso sulla pagina. Questo è un lavoro che può aver fatto senz’altro lei, ripetendo i pensieri che andava pubblicando nei suoi volantini. Mi pare una persona disperata a cui comunque va tutta la mia simpatia. Povera Stella.

Lo stesso Lelio, nell’articolo che segue, racconta per esteso la vicenda di Maria Stella, e il ritrovamento della lettera. L’articolo è stato originariamente pubblicato sulla rivista Confini – Arte, letteratura, storia e cultura della Romagna contemporanea. Ringrazio l’editore Il Ponte Vecchio per la gentile concessione.


L'articolo su Maria Stella

1773: una storia singolare a Modigliana

di Lelio Burgini

Nell’aprile 1773 a Modigliana, terra del Granducato di Toscana ma di pertinenza della diocesi di Faenza, Stato Pontificio, successe un fatto che fece clamore nel paese e che dopo circa cinquant’anni avrebbe messo l’Europa a rumore.

Avvenne tra due coppie di coniugi il baratto dei loro neonati, venne scambiato un maschio con una neonata e con molto danaro.

È una storia non ancora chiarita e fiumi di inchiostro sono stati versati per cercare la verità. La stessa bambina, oggetto del baratto, una volta adulta, ci mise del suo scrivendo una biografia che ebbe e ha tutt’ora innumerevoli ristampe.

Ecco i fatti!

Si disse allora che una coppia di coniugi francesi, conosciuti come conti di Joinville, dopo aver visitato il granduca a Firenze soggiornasse nel palazzo della contessa Camilla e di suo figlio, il conte Pompeo Borghi.

Si raccontò che la donna era in avanzato stato di gravidanza e che partorì una bimba che venne subito sostituita con il neonato di Lorenzo Chiappini e di sua moglie, Vincenza.

Chiappini era il capo guardia della prigione collocata nel palazzo Pretorio, di fronte a Palazzo Borghi. Tra il conte e il Chiappini c’erano stati numerosi contatti in quei giorni, rendendo chiaro ai modiglianesi che tra i due s’era creato un particolare rapporto di confidenza. La storia del baratto si sparse in un attimo in paese, sicché il conte francese si trasferì a Brisighella rifugiandosi nel convento di san Bernardo.

La bimba ceduta al Chiappini venne battezzata il 17 aprile, l’indomani del suo giorno natale. Per contro, del maschio barattato si persero le tracce, mentre i conti di Joinville si volatilizzavano.

Alla bimba venne dato nome Maria Stella Petronilla. Una strana coincidenza – non evidenziata da nessuno studioso – merita essere sottolineata: Santa Petronilla era protettrice della Francia, dei re e dei Delfini di Francia. Era quindi la santa degli Joinville, vocata a protezione della loro figlia?

Maria Stella, nella sua biografia, racconta di non essere stata amata come gli altri fratelli dalla famiglia. Era invece legatissima alla contessa Camilla Borghi, che certamente conosceva bene i protagonisti del baratto. La contessa la riempiva di doni e la trattava con grande affetto. Purtroppo quando la bimba ebbe quattro anni i Chiappini si trasferirono a Firenze, dove Lorenzo era stato nominato capo di una compagnia di arcieri. Lo stipendio annuo era alto, 12.000 franchi, ma ad ogni modo la famiglia Chiappini era già divenuta ricca al tempo del famoso baratto.

Il tenore di vita dei Chiappini permise a Maria Stella di studiare danza, musica, canto, frequentare teatri, vestire con eleganza e appena dodicenne di calcare il palcoscenico.

Di lei si invaghì un lord inglese, vedovo cinquantenne. La chiese in sposa, e pur con riluttanza la ragazza, allora tredicenne, dovette ubbidire al padre. Inutile dire la gioia di Chiappini per l’affare: lord Thomas Wynn, barone Newborough, era un uomo ricchissimo, tanto da elargire una pensione allo stesso Chiappini.

Maria Stella in Inghilterra venne presentata a corte come la “marchesina di Modigliana”. Dal matrimonio nacquero due figli maschi. Nel 1807 lord Thomas Wynn morì, all’età di 73 anni, e Maria Stella – vedova a trentaquattro anni e ricchissima – si risposò tre anni dopo, questa volta con il barone russo Eduard von Ungern-Sternberg, che aveva nove anni meno di lei e al quale dette un figlio. Ebbe anche modo di frequentare la corte dello Zar.

I rapporti tra Maria Stella e la famiglia Chiappini non furono dei migliori. Lord Thomas, primo marito della donna, lamentava spesso l’avidità dei familiari della moglie, data la frequenza con la quale Maria Stella aiutò più volte la famiglia e non solo economicamente, tuttavia rimanendo a volte delusa dalla qualità dei rapporti.

Con la morte di Lorenzo Chiappini, avvenuta il 21 dicembre 1821, inizia la seconda parte della vicenda, che sconcertò le corti europee.


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Di lì a breve, giorni o mesi, a secondo delle fonti, giunse a Maria Stella una lettera di Lorenzo – ora conservata presso l’Archivio di Stato di Firenze – che doveva essere consegnata a Maria Stella solo dopo la morte dello scrivente. Periti calligrafi documentano che la lettera è di mano del Chiappini e in essa vi è la confessione che Maria Stella non è figlia di lui e di Vincenza.

Maria Stella rimane sconcertata: dunque, l’essere a volte chiamata bastarda da Vincenza, e quell’affetto che la madre manifestava maggiormente nei confronti degli altri figli, hanno una spiegazione. Chiappini racconta del baratto ma suggerisce di lasciare perdere, ma la donna è impaziente, ora, di scoprire le sue origini.

Chiappini, a Firenze, aveva a qualcuno fatto cenno di un baratto e di sentirsi per questo in colpa, ma la ricerca di Maria Stella sarà fatta in particolare a Modigliana e a Faenza, dove ancora molti ricordavano la sua storia.

Qui, Maria Stella trova facilmente una decina di testimoni che possono raccontare i fatti con dovizia di particolari. C’è il documento di un parroco che registrò allora il passaggio da Modigliana dei nobili francesi, e anche testimonianze significative, come quella delle sorelle Bandini, cameriere dei Borghi, che erano presenti al baratto.

Su queste basi Maria Stella si recò in Francia, nella patria del conte di Joinville, ove appurò che costui altro non era che Luigi Filippo II di Borbone-Orléans. Lui e la moglie Luigia Maria Adelaide di Bourbon-Penthièvre furono dunque gli autori del baratto.

Il motivo del baratto?

Il figlio primogenito maschio della coppia avrebbe avuto buone possibilità di salire sul trono di Francia. Oltre a ciò, con la nascita di un maschio la coppia si assicurava una rendita di sei milioni di franchi.  

Maria Stella vorrebbe incontrare i parenti dei suoi genitori biologici e il figlio di Chiappini. Inutile dire che ciò non fu possibile. Ritornò allora a Faenza portando con sé documentazioni e nominativi di persone che avrebbero potuto testimoniare al processo. Suo fratello Tomaso Chiappini si rifiutò, e così altri, per timore. Nel frattempo il tribunale del granducato sentenziava che la confessione autografa del Chiappini era un falso.

Nel dicembre 2021 viene scoperta in un mercatino, e così salvata dall’oblio, una lettera di Maria Stella risalente a quel periodo: è del febbraio 1824, quando lei attendeva con angoscia che le si facesse giustizia. Nella lettera scrive:

i momenti paiono giornate, i mesi anni, e gli anni Eternità.

Poco dopo, alla fine del Carnevale del 1824, iniziò la causa. Nonostante tutte le difficoltà, Maria Stella la ebbe vinta. La Curia vescovile di Faenza sentenziò che Maria Stella Petronilla battezzata Chiappini era figlia dei conti di Joinvillle e si ordinò al parroco di rettificare il suo atto di battesimo. Ma il granducato, probabilmente anche su pressione della Francia, intimò al curato di non manomettere i registri. Il povero curato, novello don Abbondio, non fece altro che inserire nel registro i due documenti. La sentenza fece scalpore in Europa, e la Chiesa allora portò a Roma la documentazione acquisita dalla diocesi faentina.

Poi tutto misteriosamente sparì.

Maria Stella ritornò in Francia sperando che i tribunali applicassero questa sentenza, purtroppo senza alcun esito. Inoltre fu oggetto di una vera e propria campagna denigratoria, per delegittimarla. Era meno rischioso farla passare per pazza che accondiscendere alle sue pretese.

Certi giornali trovarono impressionante la sua somiglianza con quella della principessa Adelaide, altra figlia di Luigi Filippo II. Maria Stella non ebbe logicamente modo di incontrare il probabile figlio di Chiappini, divenuto nel frattempo Luigi Filippo I, re dei Francesi. Notevole era la somiglianza, riporta lei nella sua biografia, di questo re con Lorenzo Chiappini.

La minacciarono, cercarono di cacciarla dalla Francia, le offrirono anche del danaro purché lasciasse il Paese. La sua pretesa di essere riconosciuta come figlia di Luigi Filippo II di Borbone-Orléans metteva a rischio la legittimità del monarca: un pericolo da scongiurare.

Frattanto suo marito, il barone Eduard, da tempo si era allontanato da lei, tornando in Russia. Sfinito dalla testardaggine della moglie e dallo sperpero di danari per ciarlatani e avvocati disonesti.

La biografia di Maria Stella, ristampata recentemente anche in edizione italiana, andava nel frattempo a ruba. In Francia veniva regolarmente sequestrata, mentre qualcuno iniziava a chiamare il re Luigi Filippo col nome di Re Chiappini.

Maria Stella proseguì imperterrita la sua battaglia sino alla morte, avvenuta a Parigi nel dicembre 1843. Quando uno dei suoi figli entrò nel suo appartamento, la polizia, come fece allora anche la Chiesa di Roma, aveva fatto sparire tutto ciò che poteva essere pericoloso per provare la verità.

Lelio Burgini

Lettore intelligente e attento, tu hai veduto, tu hai esaminati i documenti e le asserzioni che ti ho messo sott’occhio, tu hai pesato il tutto, tu hai meditato: ora pronunzia il tuo giudizio…

Maria Stella Petronilla nata Joinville

About

Questo è il sito di Rita Charbonnier, autrice dei romanzi Figlia del cuore (di prossima uscita per Marcos y Marcos), La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011). Scopri di più...

2 commenti su “Un romagnolo re di Francia

  1. Lelio Burgini, con la sua perseverante ricerca della verità riesce a dare testimonianza di una tesi non dimostrata ma verosimile e realista: la Storia non è fatta solo di grandi eventi e grandi scelte che contribuiscono a formare i “processi”, ma anche da fatti della vita quotidiana e di quella cronaca che, insinuandosi tra gli eventi, vanno a determinare le condizioni che costruiranno le situazioni volte a indirizzare, nei contesti, quegli elementi, che divenendo propri di un ambito, né orientano la direzione imponendo il verso dei processi.

    Qui sta l’importanza dello Studioso Lelio Burgini: nell’intuito che i particolari entrano nella formazione della Storia secondo un ruolo determinista.

  2. Desidero spezzare,come si suol dire, una ulteriore lancia a favore di Maria Stella.Luigi Filippo II, suo probabile padre mori’ nel 1793. La storia del baratto sarebbe nata solo dopo decenni , ma ecco un piccolo libro scritto subito dopo la morte di questo Orleans. E’ possibile leggerne il contenuto tramite Goole libri cercando questo titolo : ” DISCORSO ESECRATORIO SOPRA LA VITA E MORTE DI LUIGI FILIPPO D’ORLEANS detto UGUAGLIANZA” Foligno 1794. Decisamente un brutto figuro. una ulteriore prova a favore di Maria Stella!

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