Cinque domande a Tessa Rosenfeld

Parla l’autrice di Anime slave. Piccola saga femminile in salsa agrodolce, Linea Edizioni

Tessa Rosenfeld nasce a Santa Monica (California) alla fine degli anni Sessanta, da una madre italo-russa, ex solista dei Ballets Russes di Montecarlo, e da un “self made man” americano che viene a mancare quando lei ha appena due anni. Trasferitesi in Italia, la bambina, la madre e la nonna vanno a vivere a Roma insieme al nonno, Cesare Lacca, uno dei primi designer italiani.

A sedici anni Tessa espone i suoi disegni, incoraggiata da Gio Ponti presso il quale compie uno stage a Milano, nel famoso studio in via Dezza. Da allora espone i suoi “Ritratti Bianchi” a Parigi, Montecarlo e Dubai. Allo stesso tempo inizia a scrivere di nascosto, e i suoi racconti vengono pubblicati sul prestigioso settimanale statunitense Christian Science Monitor.

Molti anni dopo, alla morte della madre, Tessa Rosenfeld abbandona il disegno e si dedica alla scrittura. Nel 2021 esce il suo primo romanzo Graffio e nel 2023 Anime Slave, entrambi per Linea Edizioni. Da dieci anni vive nel basso Salento con il marito Fabio Calenda e con Mordi e Fuggi, i suoi amatissimi cani.

1) Anime Slave racconta le peripezie di un terzetto di donne di età diverse, figlia, mamma e nonna, tra luoghi pieni di fascino al di qua e al di là dell’Atlantico. Si tratta quindi di un romanzo basato su esperienze personali dell’autrice, e la prima cosa che vorrei chiederle è: personali fino a che punto? Tessa Rosenfeld, hai cambiato la cronologia degli eventi, hai aggiunto personaggi che nella realtà non esistono, hai accentuato alcune loro caratteristiche… oppure no?

Come scrivo all’inizio di Anime Slave, “Ogni riferimento a persone, eventi e luoghi non è frutto di fantasia, ma tragicamente vero”.

“Tragicamente” ci sta tutto, viste le circostanze che attanagliano Nonna, madre e bambina, circostanze fuori dalle righe che, ahimè, ho vissuto in prima persona. Non ho avuto bisogno di dar loro una coloritura più intensa, erano ancora più deliranti di come le descrivo! Basta pensare che Nonna Genia aveva l’abitudine di chiudere a chiave nello sgabuzzino le cameriere che non le andavano a genio! Oggi si beccherebbe una bella denuncia, e con ragione!

Quanto alla cronologia della storia, sì, ho cambiato la fine, mi serviva per racchiudere le prospettive della bambina, oramai ragazza, in un cerchio. Quanto ad aggiungere altri personaggi… no, sono tutti esistiti, me li ricordo come se fosse ieri, soprattutto Grant Muradoff, quel ballerino di fila che venne alla veglia funebre di Nonna in pelliccia sintetica e con un toupet color sorbetto di mandarino in testa!

2) Quando presenti il libro, quindi, ti ritrovi inevitabilmente a parlare anche delle tue esperienze di vita. Questo ti ha mai creato qualche imbarazzo?

È una cosa delicata, in effetti! Quando ho presentato Anime Slave alla libreria Studium, a Venezia, dall’emozione mi sono incartata. Invece il giorno dopo, alla Fondazione Oderzo, è come se di colpo Nonna, mamma e la bambina si fossero distaccate da me e avessero preso il volo. Il pubblico rideva, ho avvertito una grande empatia per le peripezie così strampalate dei personaggi. 

3) Che cosa ti hanno detto gli uomini che hanno letto questa tua saga “al femminile”?

Perlopiù ne hanno colto l’aspetto dissacrante. Credo che ci siano ancora “Uomini” capaci di commuoversi! Provare tenerezza per un racconto così disperatamente “al femminile” nulla toglie al concetto di virilità, anzi. Gianluca Veneziani, che recensì il mio primo libro, Graffio, dimostrò grande sensibilità nel trattare un argomento molto controverso nella storia. L’aborto.

Tessa Rosenfeld
Tessa Rosenfeld

4) Come lettrice, quali sono i tuoi autori, le tue autrici preferite?

Tanti, troppi! Da qualche anno ho scoperto i gialli nordici, da poco quelli italiani. Mi appassionano. Mi hanno tenuto compagnia durante l’orribile lockdown, e oltre. Amo Il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas, mi affascina la freddezza clinica con la quale il personaggio pianifica, passo passo, la sua vendetta. Certe vendette sono salutari. La frustrazione di aver subito un torto o, peggio, un tradimento, ti corrode da dentro.

Da ragazzina ho molto amato Le Cronache di Narnia, ne ero ossessionata. Anche Il Ritratto di Dorian Gray, i romanzi di Romain Gary, e tutti i classici per bambini anglo-americani: Black Beauty, The Family from One End Street, The Little Princess. Anche Eloise, la bambina pestifera che abita dentro l’hotel Plaza a New York insieme alla sua tartaruga. Anch’io, a New York, avevo una tartaruga, Esmeralda. Un dramma averla dimenticata nella sua gabbietta quando tornammo a Genova in nave.

5) Stai lavorando a un nuovo libro? Hai ripreso a disegnare? Raccontaci qualcosa dei modi diversi in cui esprimi la tua creatività…

Sì, certo. Proseguo cocciuta con le mie “due narrazioni”: i disegni con cui, dopo tante resistenze, ho fatto pace e il sequel del mio primo romanzo, Graffio. Ho la fortuna di aver incontrato Lisa Marra, un editore spavaldo, di quelli che ci credono fino in fondo. 

Creatività? Fa capolino quando sono di buon umore, se ho un problema oppure sono triste mi blocco e vado in letargo. Per fortuna mi basta poco per tornare a galla! I miei amici adorati, un viaggio verso l’ignoto, qualsiasi cosa che faccia ridere. Come mi diceva mia madre: “Sei un’inguaribile ottimista”.

Grazie, Tessa Rosenfeld! E chi desidera conoscere meglio l’autrice di Anime slave può collegarsi a lei su Instagram. Qui sotto, un bel video dedicato al suo libro.

About

Questo è il sito di Rita Charbonnier, autrice dei romanzi Figlia del cuore (di prossima uscita per Marcos y Marcos), La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011). Scopri di più...

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