« Chopin vu par moi »

Conversazioni con Lucia Lusvardi

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Può l’incontro con un Maestro segnare un “prima” e un “dopo” nella vita di un allievo? L’amore per la musica si può insegnare? E ancora: a cosa serve la tecnica, da dove viene l’ispirazione?

Una scrittrice dialoga con una concertista sui misteri della creatività e dell’arte. Lucia Lusvardi, di cui l’autrice è stata allieva, ha consacrato la sua vita artistica a Chopin. La bambina prodigio che a soli sei anni incantava la buona società di Mantova con le sue prodezze al pianoforte è stata tra i primi in Europa a liberare il genio polacco dagli stereotipi che tradivano l’essenza della sua musica.

Alternando episodi struggenti a momenti di umorismo e leggerezza, queste sette conversazioni — dove tutto si regge come in una partitura — ripercorrono le tappe di una carriera musicale specialissima. Dalle audizioni vissute come un supplizio ai primi concerti, dall’insofferenza per la mondanità fino all’incontro con Fryderyk Chopin e, da quel momento, il desiderio, quasi un rovello, di restituire la sua musica inalterata e pura. Perché Chopin è ben diverso dall’eterno malato che sospira alla luna.

Rita Charbonnier rende omaggio a una donna eccezionale, il cui carisma si avverte in ogni pagina (“Chi ha messo tanta forza nel tuo cuore?” le chiese un giorno il grande Nunzio Montanari), offrendo contemporaneamente al lettore un ritratto inedito e affascinante del principe dei pianisti.

Un libro che arriva dritto al cuore di chiunque conosca i tormenti e le gioie di una passione che divora.

Per comprendere il valore della lezione di Lucia Lusvardi occorre tenere presente che nel pantheon dei grandi autori pianistici Chopin è stato relegato a lungo in una posizione ancillare. Brani come i Notturni, le Mazurche, i Valzer erano percepiti meramente come un’evoluzione sofisticata di tanta vacua “musique de salon” ottocentesca; anche le opere tecnicamente più impegnative, come gli Scherzi, le Sonate o le Ballate, apparivano come il frutto di un’ispirazione impregnata di un lirismo patetico da considerare come riflesso della malattia che avrebbe condotto alla morte il compositore polacco. La realtà era ben diversa e Lucia Lusvardi ebbe presto ad accorgersene confrontando autografi ed edizioni, arrivando a precorrere alcune acquisizioni che il mondo della musicologia e del pianismo internazionale avrebbero condiviso più avanti, approdando a un totale ripensamento delle tecniche compositive ed esecutive di questo autore.

(dalla prefazione di Elena Bittasi)


Fryderyk Chopin. Ballata n. 3 in La bemolle maggiore, op. 47

Pianista: Lucia Lusvardi


Fryderyk Chopin. Sonata n. 2 in Si bemolle minore, op. 35

Pianista: Lucia Lusvardi
Grave — doppio movimento / Scherzo (vivo)

Marcia funebre (lento) / Finale (presto)


Fryderyk Chopin. Studio n. 3, op. 10

Pianista: Lucia Lusvardi


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