« Chopin vu par moi »

Conversazioni con Lucia Lusvardi

Pianosolo.it

Paola Parri

Evocare il nome di Chopin è evocare per antonomasia il pianoforte. Non c’è pianista che nell’arco della sua carriera non si sia confrontato con le partiture del compositore polacco, innamorandosene il più delle volte, ma spesso con le implicazioni di quegli amori complicati che mutano costantemente nel tempo e in cui l’oggetto amato è qualcosa di perennemente sfuggente. È il fuoco sacro dell’arte, quella scintilla che non si estingue e che si autoalimenta nel tempo attraverso rigore e devozione, quell’alito che sospinge chi lo respira a percorrere il faticoso sentiero di una ricerca che dura tutta la vita. È una storia affascinante quella che ci racconta la scrittrice e giornalista Rita Charbonnier nel suo Chopin vu par moi. Conversazioni con Lucia Lusvardi, la storia del legame di un’allieva con la sua insegnante e dell’amore dell’insegnante per la musica di Chopin. Lucia Lusvardi infatti, acclamata concertista e stimata didatta che esordì precocemente nell’ambiente musicale mantovano e che dedicò la sua ricerca artistica all’arte di Chopin, di Rita Charbonnier è stata insegnante.

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Musica

Mario Chiodetti

Chopin vu par moi è un titolo che la Charbonnier, già autrice di un apprezzato romanzo storico con protagonista Nannerl Mozart, ha mutuato dal noto saggio Chopin vu par ses élèves del musicologo svizzero Jean-Jacques Eigeldinger — nel quale Lucia Lusvardi trovò diverse soluzioni ai problemi interpretativi che la assillavano. Il libro si legge d’un fiato e la Signora, come la chiamano i molti suoi allievi della cattedra di pianoforte principale tenuta per anni al Conservatorio «Lucio Campiani» di Mantova, affascina i lettori con aneddoti e confidenze. Particolarmente toccante è il capitolo dedicato ai suoi pianoforti, con lo storico Pleyel che troneggia in salotto e sul quale Chopin mise le mani, proveniente da una casa ducale e acquistato con sacrifici. Lucia andò per un anno intero da Mantova a Cremona, dall’accordatore Gino Nazzari che l’aveva in consegna, anche soltanto per vederlo e sperare un giorno di poterlo acquistare. Se questo non è amore…

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Suonare News

Luisa Sclocchis

«Si fa uso dei suoni per creare la musica così come si usano le parole per creare una lingua». Da queste parole di Fryderyk Chopin inizia la narrazione. Il titolo fa riferimento al saggio Chopin vu par ses élèves del musicologo svizzero Jean-Jacques Eigeldinger, ma protagonista del libro è la pianista Lucia Lusvardi. «Ho incontrato Maestri che si circondavano di discepoli allo scopo di compiacere il proprio ego. L’amore che Lucia Lusvardi ha sempre nutrito per i suoi allievi, per il pianoforte, per la musica e in particolare per quella di Chopin, è un amore oblativo», così la descrive Rita Charbonnier. Nelle loro conversazioni, sette come i giorni e le note musicali, attraverso la musica e le esperienze, si ripercorre la sua vita di donna e artista.

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SoloLibri.net

Teresa D’Aniello

Rita Charbonnier, scrittrice, sceneggiatrice, esperta di teatro musicale, dopo il successo ottenuto con il suo primo romanzo La sorella di Mozart, tradotto in dodici Paesi, torna in libreria con Chopin vu par moi, un libro-intervista uscito ai primi di giugno. Questo piccolo volume è un omaggio ad una delle più note concertiste internazionali, Lucia Lusvardi, poi insegnante di pianoforte presso il Conservatorio di Mantova, e alla sua particolare predilezione per Chopin, “il musicista cui ha più legato la sua storia d’interprete”. Un libro pregevole, corredato di bellissime foto della collezione privata dell’artista, che racchiude al suo interno la storia di una donna, la sua devozione al mondo musicale classico per oltre mezzo secolo. Una conversazione piacevole, serena e coinvolgente a tal punto da sembrare un romanzo biografico.

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